Il governo tedesco ha deciso di intervenire per proteggere le imprese tedesche di manifattura e tech da un’ondata di cyberattacchi in arrivo dalla Cina. Lo riporta il Wall Street Journal, sollevando un caso sensibile alla vigilia delle elezioni federali. Berlino sostiene che le violazioni sono «aumentate negli ultimi due anni» e si dice disposto a investire sulla sicurezza delle aziende più vulnerabili a intrusioni esterne. Secondo un’indagine di Hiscox, un gruppo assicurativo, la quota di società manifatturiere e tecnologiche vittime di attacchi avrebbe raggiunto addirittura il 65% nel 2016, sopra il 62% degli Stati Uniti e il 50% della Gran Bretagna. Il conto economico è anche più grave: l’agenzia di intelligence nazionale Bfv stima una perdita di 55 miliardi di euro nel 2016 “grazie” a spionaggio, manipolazioni e furto di dati.

Il governo cinese: accuse senza fondamento

La Germania, sottolineano i media internazionali, non è ancora riuscita a raggiungere un accordo per frenare il fenomeno dell’hackeraggio sulla falsa riga di quello siglato due anni fa da Stati Uniti e Cina.
Nel 2016 una delegazione capeggiata da Angela Merkel ha fatto rotta su Pechino per discutere della questione, ottenendo garanzie sulla tutela delle proprietà intellettuale delle aziende tedesche basate in Cina – ma non la promessa di uno stop degli attacchi. Dal canto suo, il ministero degli Affari esteri si è detto «all’oscuro» delle accuse mosse da Berlino e ha ribadito la sua volontà di contrastare la criminalità informatica in ogni sua forma, incluso lo spionaggionindustriale. «Se ci sono prove definitive di attacchi hacker, possono essere fornite al governo cinese e saranno gestite secondo i termini di legge – ha detto il ministero in una nota – Accuse senza basi e speculazioni non sono solo poco professionali, ma non fanno nulla per risolvere il problema».

In Germania record di brevetti in manifattura avanzata: 3.917
nel 2016

Con o senza la consapevolezza del governo cinese, gli hacker sono attratti dal ricco (ma poco tutelato) patrimonio di proprietà intellettuale delle imprese tedesche. Secondo la World Intellectual Property Organization (Wipo), l’organizzazione che si occupa di diritti e copyright su scala mondiale, le aziende locali detengono il record globale di brevetti in manifattura avanzata: 3.917 solo l’anno scorso, contro i 1.410 degli Stati Uniti e gli 860 del Giappone. La spesa in R&D è pari al 2,9% del Pil, uno tra gli standard più elevati d’Europa. Lo stesso non si può dire degli investimenti in sicurezza, complicati dalla «ignoranza» di molti imprenditori in materia e sopratutto da costi proibitivi per le casse di piccole e medie imprese. Secondo fonti della società di cybersecurity Aramido, la spesa per una protezione adeguata può superare i 100mila euro l’anno. Se si considera che il 90% delle aziende tedesche fattura meno di un milione, la cybersicurezza rischia di essere percepita più come un lusso che un’esigenza di autotutela.