L’agricoltore Carlo Rampini, il rappresentante di calcolatrici Hans Jeppson e Gianluigi “Gigio” Donnarumma. Tre profili, soprattutto tre nomi, che a prima vista nulla o quasi avrebbero da condividere, eppure tutti e tre connessi da un’unica prerogativa: il calcio, in particolare il calciomercato. Il primo, vincitore di ben cinque scudetti con la Pro Vercelli dal 1908 al 1913 e nel giro della Nazionale Azzurra, decise di emigrare in Brasile un anno prima che l’Italia entrasse in guerra, accettando una proposta di lavoro nell’agricoltura e abbandonando subito il calcio. Il secondo – svedese, classe 1925 – fu il primo acquisto record della storia del calcio italiano datato 1952, un’impresa targata Achille Lauro: 105 milioni di lire di allora, un esborso che gli valse il soprannome di ’o Banco ’e Napule. Da ultimo, il 18enne portiere rossonero alle prese con gli esami di maturità, nome caldo del mercato estivo 2017 e hot topic sui social media, per cui sarebbero pronti ingaggi da capogiro da tutta Europa.

Raccontare la storia di questi tre personaggi è come scattare tre istantanee del calciomercato nell’ultimo secolo: da quello che era vissuto, inizialmente, come un movimento puramente amatoriale e semi-dilettantistico, passando per i primi acquisti “folli” e un primitivo embrione di calciomercato moderno fino ad arrivare all’odierna visione di core business che imperversa sui social media e le maggiori emittenti televisive. Come ogni fenomeno sociale ed economico, la storia del calciomercato ha subito cambiamenti a volte repentini e bruschi, evoluzioni radicali e battute d’arresto dovute a eventi storici, finanziari o sportivi che ne hanno condizionato profondamente la struttura. La sfida che ci siamo posti all’Università di Pisa, da scienziati dei dati, è stata quella di raccontare l’evoluzione del calciomercato in modo quantitativo, attraverso l’analisi dei dati relativa ai trasferimenti di calciatori tra club nel corso della storia del calcio.

A tale scopo abbiamo ricostruito, decennio per decennio, la rete “sociale” dei trasferimenti tra club, in cui un link esiste se e solo se è avvenuto almeno un trasferimento di calciatori tra due club europei. Osservando il cambiamento della struttura delle reti nel corso del tempo, siamo stati in grado di quantificare l’evoluzione del calciomercato e di determinare l’impatto di alcuni eventi che ne hanno determinato dei condizionamenti. La nostra data story prende il via dal secondo dopoguerra. Negli anni ’50, la rete dei trasferimenti è scarsamente connessa lasciando intendere una modesta circolazione di calciatori che, infatti, giocavano prevalentemente nei club della propria città. È un calciomercato ancora embrionale dove a spiccare è il campionato italiano, che assorbe la maggior parte dei trasferimenti e agisce da connettore con gli altri campionati europei, altrimenti da considerarsi isole disconnesse.

Nei due decenni successivi osserviamo una situazione sostanzialmente simile, con reti ancora poco connesse, sebbene via via più popolate rispetto ai decenni precedenti. Mentre lentamente cresce il numero di connessioni tra club della stessa nazione, restano sempre rare le “comunicazioni” tra club di Paesi diversi. Sono questi gli anni della chiusura agli acquisti di stranieri dall’estero, specialmente in Italia, reazione istintiva della Figc dopo l’umiliante sconfitta della Nazionale contro la Nord Corea ai Mondiali del 1966 per mano del dentista Pak Doo-Ik. Il nostro coefficiente di internazionalizzazione relativo al mercato italiano, che misura la predisposizione di un campionato ad acquistare calciatori stranieri, subisce infatti una repentina battuta d’arresto proprio in quegli anni, tanto da assestarsi intorno ai valori minimi per quasi una decade (1969-1979).

È da metà anni ’70 che il calciomercato inizia a svilupparsi sul serio e ad assumere connotati più simili al calciomercato moderno. Le interazioni tra i club si fanno più fitte: il flusso di calciatori inizia a crescere sensibilmente fino ad arrivare, a fine anni ’80, a una rete molto strutturata in cui il numero di calciatori che si trasferiscono è molto alto e le interazioni tra i club europei sono decisamente complesse. Negli anni ’90, il calciomercato esplode grazie a due eventi cruciali: la famosa sentenza Bosman, conseguenza naturale della ratifica del Trattato di Maastricht che garantisce libera circolazione di capitali e lavoratori in Europa; l’ingresso del mercato televisivo nel giro d’affari legati al calcio, con i magnati dei media pronti ad irrorare di capitali le società e le leghe di appartenenza pur di accaparrarsi i diritti tv. Il calciomercato assume così una spiccata connotazione europea ed internazionale, le comunicazioni si fanno articolate e il coefficiente di internazionalità, infatti, aumenta sensibilmente.

Sono anche questi gli anni in cui cambia la tipologia stessa di trasferimento tra club. Mentre prima si parlava prevalentemente di affari “onerosi”, ossia basati sul pagamento del cartellino dei calciatori da parte dei club, nelle ultime due decadi il trasferimento “libero” diventa la modalità di acquisto preferenziale sia per i calciatori che per le società. Gli anni recenti sono caratterizzati da trasferimenti liberi che suscitano clamore, quello di Pirlo dal Milan alla Juventus per citarne uno, che nell’era pre-Bosman sarebbero stati “scandalosi” ma che oggi costituiscono la normalità. Anzi, i dati rivelano che la tendenza al trasferimento libero, che i più noti esperti di calcio fanno risalire alla sopracitata sentenza Bosman (1995) come momento di rottura, inizia a svilupparsi già nei tre anni precedenti. I nostri dati riescono a far emergere anche fenomeni interessanti come quello che riguarda il presidente Pozzo, capace di triangolare un elevato numero di trasferimenti tra Udinese, Granada e Watford, società tutte presiedute dall’imprenditore friulano: per una risultanza grafica ben evocativa si guardi l’ultima “fotografia”, con archi pesati – inerenti cioè al numero di affari conclusi – che collegano fortemente queste tre squadre che presentano connotati di evidente nonché importante interconnessione economica.

Questa nostra analisi esplorativa è il primo passo verso uno studio più complesso del calciomercato. Al vaglio, sotto la nostra lente di ingrandimento ci sono adesso i dati relativi al punto di vista del calciatore: cosa spinge quest’ultimo a cambiare squadra e perché? È possibile prevedere dove si trasferirà in futuro e quali altri cambieranno squadra? Queste sono solo alcune delle domande a cui stiamo cercando di dare risposta grazie al supporto della data science. Forse, prima della fine della finestra di scambi estiva, riusciremo a prevedere cosa decideranno di fare i top players più ricercati. Qualora foste restii a certe innovazioni, potreste ovviare e virare sul più classico dei metodi: una chiamata ad agenti del calibro di Mino Raiola o direttori sportivi quali Monchi, sempre che vi rispondano e che voi crediate loro. Altrimenti noi siamo qui, restate sintonizzati.

@StefanoMastini1, @lucpappalard, @DinoPedreschi

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