L’hanno ribattezzata Cyber Jihad, vocabolo che racchiude un po’ tutte le mosse online del terrorismo islamico. Una guerra santa in piena regola, ma senza kalashnikov e dinamite. Niente polvere ed esplosioni. Solo un computer e un accesso a Internet. Perché è online che cresce il nuovo terrorismo, quello in grado di seminare sangue nel cuore dell’Europa. Quello che nasce a Raqqa ed esplode nelle banlieue parigine. Arginare la cyber propaganda è una missione difficile, ma indispensabile. Ed è per questo che i padroni della Rete sono chiamati a uno sforzo in più.
Facebook, Google, Twitter e Microsoft hanno deciso di intraprendere una strada comune. Una strada fatta di Big Data e intelligenza artificiale. Un binomio che è in grado di dare una scossa notevole ai contenuti che postiamo online. I quattro big tecnologici realizzeranno una sorta di etichetta capace di catalogare per sempre un singolo file. Qualcosa di simile ad un’impronta digitale. L’intento è quello di schedare ogni byte che finisce in Rete, ed una volta individuato quello “cattivo”, eliminarlo per sempre dai database, senza possibilità che possa essere ripostato online.

Il database comune, infatti, ha lo scopo di evitare la tecnica del re-post. Spesso, del resto, un video bannato da YouTube, trova spazio su Twitter o su Facebook. La raccolta comune dei dati farà in modo che tutto questo non possa riaccadere. Anche se le policy delle aziende coinvolte rimangono distanti.

In una nota congiunta, Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube hanno fatto sapere che «non c’è posto per i contenuti che promuovono il terrorismo sui nostri servizi. E ci auguriamo che questa collaborazione porterà ad una maggiore efficienza». Ma la vera forza del sistema condiviso potrebbe spingersi addirittura ad una fase pre-caricamento. L’algoritmo, infatti, sarebbe in grado di analizzare i file in fase di upload, così da evitare che contenuti inneggianti l’odio e il terrore vengano caricati.
L’accordo fra i quattro giganti tecnologici arriva dopo un incontro con i vertici dell’Unione Europea risalente a qualche mese fa. Incontro durante il quale, secondo fonti vicine alle stesse aziende, dall’UE erano arrivate forti pressioni per spegnere i contenuti online inneggianti all’odio e al terrore. Il sistema condiviso è un primo passo comune. Ed è aperto – come hanno confermato Facebook, Twitter, Google e Microsoft – a tutte le altre aziende di servizi online.
Quali effetti potrà avere questa mossa è difficile dirlo con certezza. Se da una parte, infatti, l’utilizzo di piattaforme social e di messaggistica istantanea (come Twitter e Telegram) è servito in passato ai gruppi terroristici per propagare il loro messaggio, dall’altra c’è una verità scomoda che riconduce al deep web. Nei meandri della Rete, accessibili solo attraverso software come TOR, la cyber Jihad potrebbe trovare ancora pochi ostacoli. E le soluzioni non sono immediate.