Arrestato un impiegato cinese di Huawei e un cittadino polacco con l’accusa di spionaggio. Lo riportano i media polacchi a poche settimane dall’arresto in Canada di Meng Wanzhou, figlia del fondatore del colosso cinese della telefonia. Nel caso dell’arresto eseguito in Polonia, invece, le accuse vertono direttamente sul sospetto che il governo cinese possa aver utilizzato le tecnologie di Huawei come uno strumento per lo spionaggio, una tesi sostenuta da tempo dal governo di Washington. Per il gigante cinese nel mirino di Trump e dell’amministrazione Usa è una nuova tegola che rende ancora più tesi i rapporti della multinazionale con l’occidente. Secondo l’intelligence statunitense i dispositivi di Huawei Technologies nasconderebbero backdoor e sotware al servizio del Governo cinese per rubare informazioni. Attualmente, va precisato, nessuna prova è stata prodotta pubblicamente e l’azienda ha ripetutamente negato le accuse. Tuttavia, gli arresti di queste ore dimostrano quanto l’azienda sia ormai entrata nel mirino non solo dei governi ma anche della polizia europee e americane. Il canale televisivo polacco TVP afferma che i servizi di sicurezza hanno perquisito gli uffici locali di Huawei, così come gli uffici della società di telecomunicazioni Orange Polska. Il ministero degli Esteri cinese ha detto di essere “molto preoccupato” per quanto è accaduto e ha esortato la Polonia a gestire il caso con criteri di giustizia. Mentre per ora non c’è alcuna reazione ufficiale da Huawei.

L’escalation. A dicembre, Meng Wanzhou, figlia del fondatore del colosso cinese della telefonia, è stata arrestata in Canada sulla base di un mandato di arresto degli Stati Uniti che ne hanno chiesto l’estradizione. L’alto dirigente era oggetto di un’inchiesta che riguarda la violazione delle sanzioni americane contro l’Iran. L’arresto generà forti tensioni con la Cina in un momento in cui Washington e Pechino sono impegnate in un commercio più ampio guerra.

Nel mirino i gurppi tech cinesi. I timori di spionaggio investono non solo Hawei ma anche la società cinese di apparecchiature per telecomunicazioni Zte. Una delle cause è legata alla nuova normativa aApprovata in Cina nel 2017, che impone ale organizzazioni e ai cittadini cinesi di «sostenere, cooperare e collaborare nel lavoro di intelligence nazionale». Ciò ha scatenato timori che il governo cinese potrebbe chiedere a Huawei di incorporare “backdoor” nelle loro apparecchiature che consentirebbero l’accesso a Pechino, per scopi di spionaggio o sabotaggio. La Norvegia ha detto oggi che sta valutando se aderire ad altre nazioni occidentali escludendo Huawei dalla costruzione di una parte della nuova rete di telecomunicazioni 5G del paese.