È una rivoluzione che potrebbe cambiare il modo con il quale le aziende creano valore attraverso il digitale. Una rivoluzione alla quale HPE,intende partecipare a pieno titolo, tanto da aver annunciato un investimento di 4 miliardi di dollari spalmato su quattro anni per creare innovazione e accelerare lo sviluppo delle soluzioni di Intelligent Edge computing.
Secondo Gartner entro il 2022, grazie alla digitalizzazione delle attività delle aziende, il 75% dati generati dalle imprese verranno creato al di fuori dei sistemi tradizionali, centralizzati in centri di calcolo o nel cloud, rispetto all’attuale 10%. È quella che è stata definita l’era dell’edge computing: i dati, cioè il valore, viene creato e analizzato ai margini della rete, edge in inglese, al di fuori del cloud o dei datacenter e invece all’interno degli apparecchi intelligenti connessi al network: Pc, router locali, Internet delle cose. È, insomma, un luogo non esattamente virtuale in cui i dati vengono generati, analizzati, interpretati e indirizzati.

«I dati – dice il presidente di HPE, l’argentino Antonio Neri – sono la nuova proprietà intellettuale. E le aziende che possono distillare i propri data sul posto, siano essi quelli di uno ospedale smart o di una macchina che si guida da sola, saranno quelle che guideranno i propri mercati. HPE sta sviluppando da tempo applicazioni e soluzioni per l’Intelligent Edge computing e pianifichiamo di investire molti soldi per far crescere rapidamente la nostra capacità di guidare questo settore».
Raccogliere i dati ai margini della rete aziendale richiede non solo sensori e strumenti di comunicazione: è necessario anche analizzare in modo immediato e senza interruzioni, con “zero tolleranza” e “zero attrito”, sostengono quelli di HPE: «L’evoluzione dell’edge computing – dice Neri al Sole 24 Ore – è l’architettura edge-to-cloud, con intelligenza artificiale e analitci per raccogliere in tempo reale i dati rilevanti da milioni di fonti diverse e passarle al cloud aziendale dove forniscono gli insights necessari al singolo business».
HPE è nata il primo novembre del 2015 dalla scissione in due di Hewlett Packard. Focalizzata sul mercato enterprise e B2B, ha sviluppato sia servizi e soluzioni per le grandi aziende (come quelli di PointNext) che hardware: server come la linea ProLiant e la parte di access point e servizi di Aruba Networks, azienda californiana comprata nel 2015 da HP per 3 miliardi di dollari. Da questo insieme di aziende e tecnologie i manager di Antonio Neri hanno costruito una strategia per l’Intelligent Edge sulla quale HPE scommette una buona parte del suo futuro. Le soluzioni, basate sugli access point intelligenti di Aruba, i nuovi server memory driven e le tecnologie di gestione dei sistemi di HPE PointNext o di ottimizzazione del cloud ibrido di GreenLake HPE, sono l’implementazione concreta della strategia.
In pratica, gli esempi che HPE può vantare in questa prima fase di mercato sono ad esempio l’aeroporto di Gatwick, a Londra, piuttosto che le raffinerie di Texmark oppure il sistema di gestione delle smart car Streamr, che raccoglie e condivide i dati delle automobili attraverso una blockchain.
Nel futuro HPE intende utilizzare parte dei quattro miliardi di dollari di investimenti pianificati per avviare una serie di servizi professionali e consulenza per la trasformazione aziendale orientata all’edge computing. In questo HPE ha una sua rete ampia di investimenti, a partire dal ricorso a open standard e software open source, intelligenza artificiale, un ampio ecosistema di sviluppatori e di chi implementa le sue soluzioni attraverso partner e canale.
«Nello sviluppo di questi servizi – dice Neri – gioca un ruolo chiave l’intelligenza artificiale e il machine learning». Infatti, rendere smart i dispositivi edge è la chiave di tutto: dall’analisi dei dati e allo sviluppo di soluzioni nel luogo in cui i dati vengono generati. In questo modo, l’intelligent edge riduce la latenza, i costi e i rischi di sicurezza, rendendo quindi l’azienda ad esso associata più efficiente.