Continua la crescita delle frodi creditizie in Italia realizzate tramite furti d’identità: sono state 26.100 quelle scoperte lo scorso anno in Italia, in crescita dai 25.300 casi del 2015. Questo stillicidio di crimini è sottovalutato — un caso su dieci viene scoperto anche cinque anni dopo — nonostante l’anno scorso abbia comportato una perdita economica superiore ai 152 milioni.

Lo rivela la 24esima edizione dell’Osservatorio sui furti d’identità e le frodi creditizie, realizzato da Crif, che conteggia i reati perpetrati attraverso un furto di identità, con il successivo uso illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene, e i casi di emissione di cambiali e assegni a nome altrui perpetrati mediante furto di identità.

I DETTAGLI DELLA CASISTICA

L’esame della casistica rivela che la maggioranza delle vittime sono uomini (64,3%) e l’incidenza delle donne è in lieve calo (-0,5%) rispetto al 2015. La fascia d’età più colpita è quella tra 41 e 50 anni (26,3% del totale ma in calo del -5,7% sul 2015), mentre gli under 30 sono la fascia con il maggior incremento su base annua (+11,3%). Anche nel 2016 il prestito finalizzato è la tipologia di credito più colpita con il 64,3% dei casi, anche se in notevole calo su base annua (-13,48%). In forte crescita le frodi su carte di credito (+79%), che arrivano al 18,5% del totale.

Tra i prestiti finalizzati, il 39,8% dei casi di frode del 2016 ha riguardato l’acquisto di elettrodomestici, seguiti da auto-moto (12,1%), spese per immobili e ristrutturazione (10,4%), arredamento (8,9%) elettronica, informatica e telefonia (6,2%). L’analisi per importi mostra che il 20,9% dei casi ha riguardato valori inferiore ai 1.500 euro (-36,3% sul 2015) ma il 13,5% ha importi superiori ai 10mila euro. I tempi di scoperta delle frodi sono rimasti stabili su base annua: la metà dei casi viene scoperta entro sei mesi ma il 19,3% dopo tre anni o più, con una impennata (+26,8%) dei casi scoperti dopo cinque anni.

Di solito la vittima scopre di aver subito una frode nel momento in cui riceve il sollecito da parte di una banca o di una società di recupero per il pagamento di rate di finanziamenti che non ha mai attivato, ma attraverso i quali sono stati acquistati beni o servizi a suo nome. Cresce però il numero di chi scopre il reato attraverso l’attenta verifica degli estratti conto o sistemi di alert che segnalano transazioni indebite o l’accensione di un finanziamento a proprio nome. Esistono buone pratiche da seguire per gestire documenti, carte e uso del web: il decalogo delle regole antifrode è riportato in basso.

NUOVE REGOLE DALL’ANTIRICICLAGGIO

«Ormai i ladri non entrano in casa soltanto per rubare ma sono interessati sempre di più ai dati personali che possono aprire loro le porte dei nostri account di posta elettronica e social network, conti correnti e carte di credito, con pesanti conseguenze per chi subisce frodi e furti d’identità», commenta Beatrice Rubini, direttore della linea Mister Credit di Crif. «In estate, poi, questo fenomeno si intensifica ulteriormente con le truffe legate alle vacanze, con tante persone che rispondono ad annunci apparentemente vantaggiosi, fornendo persino copia dei propri documenti senza pensare che possano finire nelle mani di malintenzionati. Se per difendere casa nostra installiamo sistemi di allarme, anche per proteggere i nostri dati e la nostra identità bisognerebbe adottare adeguati servizi di protezione in grado di allertarci al primo segnale», aggiunge Rubini.
«A far fronte alla costante crescita di queste frodi c’è il Dlgs 90 del 25 maggio 2017 che attua e recepisce la quarta Direttiva antiriciclaggio Ue. È stato esteso l’accesso al sistema di prevenzione Scipafi ai destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela, quali istituti di pagamento e di moneta elettronica, secondo modalità previste da una convenzione con il ministero dell’Economia», aggiunge Roberta Cadoni, business consultant del centro di competenza Crif fraud prevention & compliance solutions. «L’apertura a una platea più ampia consentirà di avere una visione sempre più completa del fenomeno, mappando e analizzando i casi relativi a segmenti specifici», conclude Cadoni.