Vi ricordate Aiden Pearce? L’hacker bel tenebroso contro tutto e tutti del primo Watch Dogs? Ecco, scordatevelo. Watch Dogs 2 cambia registro e drammaticamente la butta un po’ in “caciara” come si direbbe a Roma. L’eroe anti-sistema che usa le tecnologie contro le corporation dei Big Data viene ridotto a una macchietta modaiola e molto pop, da filmetto per adolescenti arrabbiati. Il nuovo protagonista si chiama Marcus “Retro” Holloway e, evidentemente, non mi è piaciuto. Cappellini, felpe, computer con gli adesivi c’è tutto: luoghi comuni, pensieri automatici e un giovanilismo ribelle un po’ artefatto. Sia chiaro però, nonostante l’ingenuità di Marcus il gioco resta Watch Dogs.

Cosa ci è piaciuto.

Watchdogs 2 è uno degli open world più interessanti in circolazione con un gameplay innovativo con elementi di strategia veri. Nonostante le abilità fisiche e di combattimento esagerate di Marcus il bello di Watch Dogs 2 sono gli hacking, le missioni di gioco che sfruttano telecamere, droni, computer e tutti i dispositivi connessi in rete. Come dire, arrivare e picchiare tutti non è divertente. Meglio prendersela comoda e giocare in modo strategico.

Le “migliorie” di questo secondo capitolo sono perlopiù legate all’interfaccia. Lo smartphone è il cuore delle attività di Marcus. Tutto passa da lì. Poi c’è la baia di San Francisco, teatro di un pezzo del gioco, grande due volte la mappa di Chicago (Watch Dogs). E le citazioni pop, i personaggi strambi e le follie delle vite private dei cittadini. Solo una passeggiata a San Francisco nei panni di un hacker vale il prezzo del biglietto.

Cosa non ci è piaciuto.

Marcus insieme alla sua banda di hacker sembra uscito dalla saga di Twlight. L’ugenza degli autori di impacchettare un prodotto per Millenials li ha spinti a esagerare sia nel linguaggio che nella parodia. Ed è un peccato perché il gioco tocca argomenti di estrema attualità che andrebbero adoperati con più cura.