La sua missione, da quando è nata a inizio 2011 nei Paesi Bassi, è quella di produrre smartphone in modo etico, senza sfruttare manodopera non sufficientemente tutelata e materie prime non proveniente da miniere africane controllate da chi ha interessi diretti nei conflitti. Fairphone è quindi un attore atipico del mondo hi-tech e lo è anche per la scelta di costruire i propri telefoni in modo modulare, per garantire la possibilità di un corretto riciclo delle varie parti dell’apparecchio e favorire l’acquisto di parti di ricambio per allungarne la vita.
La notizia delle ultime ore, ripresa da vari siti tecnologici (qui l’annuncio su TechCrunch), vede Fairphone oggetto di un finanziamento da 6,5 milioni di euro a firma di Pymwymic Impact Investing Cooperative, società che investe in imprese con finalità ambientali o sociali, di un altro investitore a sfondo sociale come Doen Participaties, il ramo investimenti della Postcode Lottery olandese (tra l’altro un partner della fondazione fin dall’inizio) e di altri soggetti rimasti anonimi. La nuova liquidità dovrebbe aiutare Fairphone a sostenere, e rafforzare se possibile, la propria strategia di puntare su un prodotto di elettronica di consumo ad alta longevità.
È stato lo stesso co-fondatore della società, Bas van Abel, a ricordare in varie occasioni la complessità di procurarsi i componenti hardware per lo smartphone (in commercio oggi c’è il Fairphone 2, il primo modello è fuori produzione e non più supportato) da fornitori che non possono più assicurare le parti di ricambio necessarie o che smettono di rilasciare gli aggiornamenti software.
Il ricorso al crowdfunding utilizzato per costruire il primo dispositivo ha avuto successo ma per continuare a credere nel progetto di un dispositivo sostenibile ecco la necessità di trovare nuovi investitori. E di far scalare l’intero modello alla base dell’iniziativa. L’obiettivo di Fairphone è ora quello di dare vita a un vero e proprio ecosistema, lungo tutta la catena del valore e con tutti i fornitori coinvolti, dall’approvvigionamento dei materiali alla distribuzione fino al riciclo delle parti obsolete. Il sogno di un’elettronica più equa, al momento, ha interessato circa 135mila consumatori in tutto il mondo, tanti sono coloro che hanno acquistato lo smartphone modulare negli ultimi quattro anni.