Remote jobs, smart working, o più semplicemente lavorare agile. Possiamo affermare con ragionevole certezza, e senza bisogno di sondaggi ufficiali, che poter lavorare da casa per almeno un paio di giorni a settimana è il sogno della stragrande maggioranza degli impiegati. È ancora difficile trovare opportunità vere, senza il rischio di finire ingabbiati in collaborazioni-truffa. Eppure lo smart working sta crescendo in modo notevole, tanto d’aver richiamato l’attenzione del legislatore. Serve (e ora c’è) un indirizzo contrattuale preciso. Ma serve anche la volontà delle aziende, sempre più curiose di esplorare questo nuovo percorso.

FlexJobs, una società americana che si occupa di annunci di lavoro flessibili (tra cui part-time, telelavoro e freelance) ha rilasciato la classifica delle prime 100 aziende in fatto di opportunità di lavoro agile nel 2017.

L’elenco, che l’azienda elabora ogni anno da un po’ di tempo a questa parte, è costituito da aziende che hanno offerto il maggior numero di annunci di lavoro da remoto durante il 2016, su un totale di 47.000 società. Fra gli annunci presi in esame sono inclusi quelli che prevedono il telelavoro per alcuni giorni a settimana o per l’intera settimana lavorativa.

Le opportunità – secondo FlexJobs – sono in aumento. E i settori maggiormente preposti a questa nuova modalità di lavoro sono quello informatico, quello dell’informazione (giornali compresi), e quello della finanza.

La classifica

Dicevamo delle prime 100 aziende al mondo (la classifica completa la trovate qui). «I risultati di quest’anno – ha detto Sara Sutton Fell, fondatore e CEO di FlexJobs – sono in linea con i trend di crescita globale che stiamo osservando nel mercato del lavoro flessibile, con sempre più aziende che si rivolgono al telelavoro». Il podio è composto da Appen, LiveOps e Amazon. Proprio sul colosso di Bezos, è scritto che da tempo offre opportunità di lavoro da casa sia part time che full time. Altre aziende molto note in classifica: Xerox, Dell, Ibm, Salesforce, Sap, Nielsen, Aon, Adobe, McKesson Corporation, American Express, Motorola, Citizens Bank, Lenovo e JP Morgan. Un mix interessante di aziende tecnologiche e finanziarie.

Occhio all’improvvisazione

Ma se il trend smart working cresce velocemente, il primo pericolo da scampare è l’improvvisazione. Nell’ultimo report dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, diretto da Fiorella Crespi, non se ne fa mistero: «i numeri ci dicono che l’adozione del lavoro agile non può essere improvvisata, ma richiede una valutazione attenta e la progettazione di un percorso di implementazione che parta dall’analisi di fattibilità del progetto». Perché lo smart working intriga, ma non sempre è possibile. Ed è necessario partire dalla valutazione di alcune variabili che secondo l’Osservatorio milanese sono almeno tre: «la dotazione tecnologica, la predisposizione delle persone e le caratteristiche dei compiti. Si tratta di tre elementi fondamentali per poter identificare non solo la fattibilità, ma anche le caratteristiche del modello di smart working adottabili in termini di policy e target potenziali».

Un esempio? «Il 71% delle aziende che si trovano davanti a uno studio di fattibilità pone particolare attenzione alla mappatura e alla valutazione dell’insieme di strumenti e servizi che costituiscono la dotazione tecnologica, per verificare – ad esempio – che le persone possano lavorare con efficacia da remoto o in mobilità». Particolari intrascurbabili.