«Il lavoro di giornalisti, editori e autori deve essere giustamente retribuito, che sia svolto in una redazione o a casa, che sia diffuso offline o online, che sia pubblicato con una fotocopiatrice o con un hyperlink commerciale sul web». Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker non ha certo difettato di chiarezza nel suo discorso sullo Stato del’Unione, quando ha parlato delle nuove regole in materia di copyright oggetto di una proposta di direttiva. Un pacchetto, questo, presentato insieme a un secondo testo sul mercato Tlc che insiste, come il primo sul copyright, sul macrotema del mercato unico digitale.

La riforma del copyright mette nero su bianco novità che hanno subito fatto discutere e che, c’è da giurare, continueranno a dominare il dibattito in questo lungo processo che dovrà portare all’adozione finale di quella che ora è una proposta di direttiva. In estrema sintesi ci sono tre grossi punti di novità. Partendo dal richiamo alla Direttiva 2001/29/EC per chiarire che gli editori di news hanno gli stessi diritti di produttori appartenenti ad altri settori, la proposta di direttiva chiarisce che gli editori potranno chiedere (non un obbligo) una remunerazione a chi rende disponibili in Internet i loro articoli (motori di ricerca, ma anche semplici blog). Un’altra disposizione obbliga poi le piattaforme social (Youtube o Facebook per chiarirsi) a «forme di collaborazione» per fare in modo che in rete ci sia un corretto utilizzo dei contenuti, sviluppando anche programmi e metodologie per identificare i contenuti non autorizzati. Ultimo ma non ultimo c’è la possibilità per gli artisti di chiedere maggiori informazioni sull’andamento commerciale delle loro opere. E in caso di un successo inatteso, gli autori potranno chiedere una revisione del compenso pattuito.

Sul fronte editori, la Fieg ha parlato di «passaggio storico di fondamentale importanza» in una nota. «Tale misura, che non mira a creare una tassa sui link né ad impedire la condivisione di notizie tra gli utenti, consentirà agli editori europei di proteggere e valorizzare efficacemente i propri diritti nell’ambiente digitale», è il commento di Carlo Perrone, presidente dell’associazione europea degli editori di quotidiani (Enpa). Il presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha dichiarato che l’iniziativa «rappresenta una indubbia opportunità di rafforzamento della tutela e della valorizzazione dei prodotti editoriali, da cui gli editori europei di giornali potranno trarre ulteriori prospettive di crescita». Riconoscere agli editori di giornali, continua Costa «specifici e puntuali diritti esercitabili anche nel mondo online favorirà la creazione di un sistema di rapporti più equo e bilanciato fra le parti e aumenterà le possibilità di stringere accordi di natura commerciale nel pieno rispetto delle regole di mercato».

Più cauto il commento di Confindustria Digitale. «Auspichiamo che la proposta di Direttiva della Commissione europea in ambito di riforma del copyright sia un primo passo e che sia aperta a miglioramenti», ha commentato il presidente Elio Catania puntando l’attenzione soprattutto sulla necessità di «non modificare le norme relative alla responsabilità degli intermediari, che si sono dimostrate bilanciate e tutelanti. Inoltre, la proposta di creazione di ulteriori diritti collegati al diritto d’autore rischia di complicare un quadro già complesso». Per Google sulla riforma del copyright presentata oggi dalla Commissione Ue «esiste una via migliore» in quanto «il punto di equilibrio non è ancora stato trovato».

«Il lavoro di giornalisti, editori e autori deve essere giustamente retribuito, che sia svolto in una redazione o a casa, che sia diffuso offline o online, che sia pubblicato con una fotocopiatrice o con un hyperlink commerciale sul web». Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker non ha certo difettato di chiarezza nel suo discorso sullo Stato del’Unione, quando ha parlato delle nuove regole in materia di copyright oggetto di una proposta di direttiva. Un pacchetto, questo, presentato insieme a un secondo testo sul mercato Tlc che insiste, come il primo sul copyright, sul macrotema del mercato unico digitale.

La riforma del copyright mette nero su bianco novità che hanno subito fatto discutere e che, c’è da giurare, continueranno a dominare il dibattito in questo lungo processo che dovrà portare all’adozione finale di quella che ora è una proposta di direttiva. In estrema sintesi ci sono tre grossi punti di novità. Partendo dal richiamo alla Direttiva 2001/29/EC per chiarire che gli editori di news hanno gli stessi diritti di produttori appartenenti ad altri settori, la proposta di direttiva chiarisce che gli editori potranno chiedere (non un obbligo) una remunerazione a chi rende disponibili in Internet i loro articoli (motori di ricerca, ma anche semplici blog). Un’altra disposizione obbliga poi le piattaforme social (Youtube o Facebook per chiarirsi) a «forme di collaborazione» per fare in modo che in rete ci sia un corretto utilizzo dei contenuti, sviluppando anche programmi e metodologie per identificare i contenuti non autorizzati. Ultimo ma non ultimo c’è la possibilità per gli artisti di chiedere maggiori informazioni sull’andamento commerciale delle loro opere. E in caso di un successo inatteso, gli autori potranno chiedere una revisione del compenso pattuito.

Sul fronte editori, la Fieg ha parlato di «passaggio storico di fondamentale importanza» in una nota. «Tale misura, che non mira a creare una tassa sui link né ad impedire la condivisione di notizie tra gli utenti, consentirà agli editori europei di proteggere e valorizzare efficacemente i propri diritti nell’ambiente digitale», è il commento di Carlo Perrone, presidente dell’associazione europea degli editori di quotidiani (Enpa). Il presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha dichiarato che l’iniziativa «rappresenta una indubbia opportunità di rafforzamento della tutela e della valorizzazione dei prodotti editoriali, da cui gli editori europei di giornali potranno trarre ulteriori prospettive di crescita». Riconoscere agli editori di giornali, continua Costa «specifici e puntuali diritti esercitabili anche nel mondo online favorirà la creazione di un sistema di rapporti più equo e bilanciato fra le parti e aumenterà le possibilità di stringere accordi di natura commerciale nel pieno rispetto delle regole di mercato».

Più cauto il commento di Confindustria Digitale. «Auspichiamo che la proposta di Direttiva della Commissione europea in ambito di riforma del copyright sia un primo passo e che sia aperta a miglioramenti», ha commentato il presidente Elio Catania puntando l’attenzione soprattutto sulla necessità di «non modificare le norme relative alla responsabilità degli intermediari, che si sono dimostrate bilanciate e tutelanti. Inoltre, la proposta di creazione di ulteriori diritti collegati al diritto d’autore rischia di complicare un quadro già complesso». Per Google sulla riforma del copyright presentata oggi dalla Commissione Ue «esiste una via migliore» in quanto «il punto di equilibrio non è ancora stato trovato».