I piccoli bus verdi e azzurri senza autista né volante fanno la spola tra il centro commerciale e la Torre Victoria, muovendosi silenziosamente a 20 chilometri l’ora, controllati da sensori e Gps. Mentre poco lontano, nei palazzi che ospitano il quartier generale di Ericsson, il 5 luglio scorso è stata effettuata la prima chiamata bidirezionale della storia su un prototipo di smartphone 5G. Passeggiare tra i viali alberati e i moderni palazzi di Kista, il più grande cluster tecnologico europeo, secondo al mondo solo alla Silicon Valley, è un po’ come respirare l’aria del futuro.

Questo quartiere di Stoccolma a 15 minuti di metropolitana dal centro, che sorge sui resti di un antico villaggio vichingo, ospita in pochi chilometri quadrati un concentrato di scienza e tecnologia unico in Europa: oltre mille aziende hi-tech, dal colosso Ericsson, con le sue migliaia di ricercatori provenienti da tutto il mondo, a Microsoft, Ibm, Huawei, Oracle, e a una miriade di altre società di ogni dimensione votate all’informatica e alle telecomunicazioni.

Con scandinava lungimiranza, fin dagli anni Settanta la Svezia ha deciso di destinare il meglio della sua industria tecnologica a quella posizione strategica, vicina all’aeroporto internazionale della capitale e agli snodi autostradali. Ma è con la fondazione nel 1986 della Science City che il distretto è decollato definitivamente, nel nome del concetto tutto svedese di “tripla elica”: impresa, pubblica amministrazione e università.

Non è un caso che il cuore di Kista ospiti uno dei campus della KTH Royal Institute of Technology, il miglior ateneo tecnologico svedese, tra quelli al top in Europa. «Poter studiare e lavorare in un ambiente fertile come questo fa la differenza con molte delle altre università scientifiche europee», spiega Paolo Monti, ingegnere italiano laureato al Politecnico di Torino che, dopo un esperienza all’Università del Texas, è approdato proprio a Stoccolma come professore associato.

Monti si occupa di reti ottiche e coordina un corso di laurea triennale su tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’unico attualmente offerto in inglese nell’ateneo svedese. Negli ultimi anni ha preso parte proprio all’attività di ricerca sulla tecnologia 5G condotta da KTH in partnership con Ericsson, l’istituto di ricerca RISE Acreo e sponsorizzata da VINNOVA, l’agenzia svedese per l’innovazione.

«Quello del progetto “5G Transport Lab” è stato un lavoro di ricerca di alto livello durato cinque anni, che ha tra gli obiettivi quello di studiare l’impatto della tecnologia 5G sulle reti di trasporto ottiche. Alla fine del progetto, tre nostri collaboratori, uno studente di dottorando e due ricercatori, sono stati assunti da Ericsson. È proprio questo il valore aggiunto di un’università come KTH: la possibilità di fare ricerca di alto livello assieme all’industria, come un tempo si riusciva a fare in maniera più sistematica anche in Italia».

Un dato su tutti: la sola Ericsson ha raccolto finanziamenti per 370 milioni di dollari da destinare alle sue attività di ricerca e sviluppo su 5G, mobile e Internet of Things. Ma nel network di realtà industriali che ruota attorno ai ricercatori del KTH spiccano, quali partner strategici, altri protagonisti della ricerca tecnologica come Volvo, Saab, Scania, Abb, Bombardier e altri ancora.

Kista è anche al centro di un altro futuribile progetto svedese, quello di “scaldare le case con internet”. Nel distretto tecnologico alle porte di Stoccolma sta infatti per essere inaugurato un datacenter da 5MW in grado di riutilizzare il calore “catturato” dagli impianti di raffreddamento dei server. Un impianto che, una volta a regime, con i suoi 30 milioni di kWh di energia termica potrà riscaldare 10mila appartamenti. E questo è solo l’inizio. Aiutata da un’esenzione fiscale quasi totale sui data center che l’ha resa incredibilmente attrattiva agli occhi degli investitori esteri, la Svezia sta puntando con grande decisione su un “riscaldamento da internet” su larga scala. Cercando anche in questo caso di precorrere il futuro.