Broadcom rinuncia ufficialmente all’acquisto di Qualcomm, dopo che il Presidente Usa Donald Trump ne aveva bloccato l’acquisizione per motivi di sicurezza nazionale. Lo ha annunciato la stessa società di Singapore, secondo quanto riferisce Bloomberg. Si mette così ufficialmente fine a una battaglia che andava avanti da un mese; un’operazione da 117 miliardi di dollari che avrebbe dato vita a un nuovo gigante globale nei microchip e rappresentato per valore un record assoluto nel settore tecnologico.

Broadcom, basata a Singapore, ha detto che manderà avanti il suo progetto di portare la sua sede legale negli Stati Uniti. Le preoccupazioni di Trump, manifestate anche dal Comitato per gli investimenti esteri degli Stati Uniti, che interviene nella acquisizioni di aziende americane da parte di aziende straniere, aveva confermato i rischi per la sicurezza nazionale, erano legate a vari aspetti. Non solo e non tanto la sede legale a Singapore, ma anche il timore di perdere un baluardo dell’innovazione – all’ingresso del quartier generale di Qualcomm, a San Diego, c’è un muro tappezzato di brevetti registrati dall’azienda – dell’era della tecnologia mobile.

Il rischio, secondo questa lettura, era il passaggio a una gestione più orientata al profitto di breve termine e meno all’innovazione. Rischiando di perdere un protagonista industriale dell’avvento del 5G finendo per favorire, di fatto, i competitor cinesi.

Hock Tan, ceo di Broadcom, vede interrotto il suo sforzo per costruire un impero dei chip, costruito attraverso una serie di accordi che hanno ridisegnato un industria da 400 miliardi di dollari. L’offerta su Qualcomm era arrivata a novembre, ripetutamente respinta da direzione e board.