Si avvicina la fine dell’anno e gli investitori iniziano a prendere profitto sulle posizioni che hanno reso di più. Una di queste è sicuramente la scommessa sulle azioni del comparto tecnologico. Un settore che, a livello mondiale, ha registrato un rialzo di quasi il 40% da inizio anno. Il doppio della media del mercato azionario mondiale che nello stesso lasso di tempo ha fatto +20 per cento. In vista della chiusura dei bilanci di fine anno molti investitori hanno voluto monetizzare a giudicare dalla violenta inversione di rotta degli indici nelle ultime sette sedute.

In controtendenza rispetto all’indice Borsistico globale Msci World, che da venerdì 24 novembre a oggi ha guadagnato mezzo punto percentuale , l’indice Dow Jones World Technology Index ha perso il 4,5 per cento. Una flessione che, in termini di capitalizzazione persa, equivale a oltre 450 miliardi di dollari stando a un’elaborazione che Il Sole 24 Ore ha fatto usando la banca dati S&P Market Intelligence.

L’ondata di storni sul settore tecnologico è stata particolarmente pesante sul mercato asiatico con gli indici di settore in flessione di quasi il 5% nell’ultima settimana e mezzo. In termini di capitalizzazione persa tuttavia il ribasso che ha pesato di più è stato ovviamente quello sulle big tecnologiche americane.

Il via libera del Senato Usa alla riforma fiscale è un’ottima notizia per le big tecnologiche Usa. Buona parte dei 1400 miliardi di dollari di liquidità parcheggiata all’estero dalle società americane fa infatti riferimento a colossi come Apple, Microsoft, Google, Facebook e Amazon. Con lo scudo fiscale previsto dalla riforma una fetta consistente di questi capitali è destinata ad essere rimpatriata e potenzialmente essere impiegata per il finanziamento di buyback azionari o dividendi. Forme di remunerazione dell’azionariato che in genere sono molto apprezzate dal mercato e tendono a far salire il prezzo dei titoli.

Come mai allora proprio la tecnologia ha reagito così male alla sua approvazione? Per dare una risposta a questa domanda è utile ricorrere al noto adagio degli operatori di Borsa che recita «buy the rumor sell the news», cioè compra sull’anticipazione e sulle indiscrezioni e rivendi quando la notizia è ufficiale. È molto probabile che sia successo proprio questo. Il mercato nei mesi scorsi aveva comprato molto l’hitech scontando l’effetto benefico della riforma fiscale. Quando questa ha tagliato il traguardo il mercato non ha fatto altro che seguire il copione e cioè vendere sulla notizia.

L’ultima controprova sul fatto che lo storno sui tecnologici è da attribuire quasi esclusivamente alle prese di profitto di mercato arriva dalla classifica dei migliori e peggiori titoli dell’ultima settimana. Tra i peggiori infatti troviamo titoli come Ndivia (-14%) o Alibaba (-11%) che da inizio anno hanno registrato guadagni stellari pari rispettivamente al 74 e al 93 per cento. Tra i migliori invece troviamo Hp (+6,8%) che è l’unico dei 100 big tecnologici mondiali ad aver perso terreno in Borsa: da inizio anno il titolo ha perso il 38 per cento.