Adesso anche dalle città che stavano sperimentando il 5G si alza la protesta per il taglio dei fondi deciso dal Governo. «C’è allarme nelle zone coinvolte dalle sperimentazioni 5G e che ormai avevano messo in conto la disponibilità dei fondi previsti dal precedente Governo, 95 milioni di euro, per lo sviluppo di servizi innovativi. Ora l’’talia rischia di accumulare ritardo con gli altri Paesi, sulla nascita delle applicazioni di quinta generazione», dice al Sole24Ore Fabio Graziosi, che per conto dell’università degli studi degli Aquila ha lavorato alle sperimentazioni.

Il casus belli è la decisione del Governo, a ottobre, di rimodulare quelle risorse, ossia dirottarle, verso un investimento in tecnologie emergenti (Blockchain, intelligenza artificiale, internet delle cose). Il motivo – secondo una nota del ministero dello Sviluppo economico che annuncia la rimodulazione – è che le sperimentazioni erano già in stato avanzato e che quindi non avrebbero avuto bisogno di quei soldi.«Questa motivazione è fuorviante – dice Graziosi. Le sperimentazioni in corso (finanziate completamente dai partner privati) sono di tipo tecnico/tecnologico e non entrano minimamente nel merito del reale potenziale di business che questo standard può attivare», aggiunge.

I soldi previsti e che ora non arriveranno più – almeno non con quello stanziamento – servivano appunto allo sviluppo di applicazioni per il 5G. Un ambito in cui il soggetto pubblico ha un ruolo importante e da cui il mercato si aspetta quindi una collaborazione attiva (come finanziatore e partner dei progetti possibili). Per le sue caratteristiche tecnologiche, infatti, il 5G può innovare molti settori pubblici o dove il pubblico è almeno uno degli attori coinvolti: dalla Sanità, all’energia, alla sicurezza, alla viabilità. «Numerose analisi molto qualificate caratterizzano il 5G principalmente per la capacità di supportare ambiti applicativi essenziali per una vasta gamma di possibili settori e non soltanto per la sua capacità di fornire una velocità di trasferimento dati superiore rispetto agli standard precedenti», conferma Graziosi.

Tra i progetti appena presentati nel recente Vodafone Day, sulla sperimentazione di Milano, ci sono per esempio le autoambulanze connesse in 5G all’ospedale, la robotica riabilitativa, il drone di sicurezza con videocamere 4K sempre collegato alla Polizia. Com’è evidente, questi progetti già ora hanno coinvolto numerosi soggetti pubblico-privati. Il 5G è una tecnologia così (potenzialmente) pervasiva nella società che richiede l’intervento di tutti gli attori.

«D’altra parte la stessa genesi del 5G trova spunto dalla volontà dei player delle Tlc di recuperare il governo di un business che li ha visti via via scivolare verso la configurazione di commodity», dice Graziosi. La collaborazione, anche economica, del pubblico è attesa dagli operatori perché questi possano riprendere un ruolo di innovatori sottratto dagli over the top come Google.

«Questo obiettivo può essere raggiunto soltanto se le nuove capacità che la rete 5G mette in mano agli operatori telefonici sono tradotte in funzioni e servizi reali». «E per fare ciò sarà necessario sposare l’ecosistema delle telco con le logiche dell’open innovation, che poi contaminino anche piccole aziende di settori strategici». «Nell’area di sperimentazione Prato-Aquila il finanziamento appena sottratto dal Ministro era indirizzato a creare questo ecosistema favorevole allo sviluppo di nuovi modelli di business 5G-enabled, rendendo così estremamente attrattivo il territorio interessato e provocando un sicuro effetto di ricaduta sulla città e sui servizi ad essa collegati. Credo le altre due aree di sperimentazione fossero indirizzate in modo analogo».Si tratta, appunto, di Milano e di Bari-Matera.

Sempre all’Aquila, il senatore PD Stefano Palumbo ha protestato contro il taglio, notando che «ci sono servizi di interesse pubblico o abilitanti per il mercato, non appetibili per soggetti privati, sui quali è necessario un ruolo centrale dei soggetti pubblici».

In precedenza era arrivato l’allarme di Francesco Boccia (PD), che ha chiesto al Governo di ripensarci sul taglio. Mirella Liuzzi (M5S), che alla Camera ha lavorato per questa rimodulazione, ha provato a rassicurare tutti dicendo che le sperimentazioni in corso restavano «monitorate e finanziate» e «anzi è nato un ulteriore fondo da 2 milioni di euro per usare il 5G per la sicurezza delle infrastrutture a Genova, in un mio emendamento al disegno di legge Emergenze appena passato alla Camera», dice al Sole24ore.Queste rassicurazioni non convincono Graziosi, né Antonello Giacomelli (PD), che nel precedente Governo, come sotto segretario al Mise, aveva lavorato per lanciare le sperimentazioni.

«Il governo ha appena introitato 6,5 miliardi (4 in più di quanto previsto in bilancio) dell’asta delle frequenze predisposta dal nostro governo. Francamente mi sarei aspettato di vedere il ministro Di Maio approfittare di queste risorse per rafforzare la scommessa sul 5G, per incrementare i fondi a disposizione della sfida italiana sull’innovazione. Mai avrei pensato di vedere addirittura la revoca di risorse già assegnate da noi», dice Giacomelli.

Insomma: il rischio, se verrà a mancare alla fine il supporto di fondi pubblici allo sviluppo di servizi 5G, è duplice. Da una parte, che il mercato delle aziende innovative e degli operatori telefonici perda opportunità di nuovi ricavi ottenibili da servizi pubblico-privati. E per gli operatori potrebbe essere davvero l’ultima speranza di ribaltare una prospettiva di ricavi decrescenti e costi crescenti (quelli per fare le nuove reti). Dall’altra, c’è un rischio anche per l’Italia, «perché ha bisogno di servizi pubblico-privati di nuova generazione, permessi dal 5G, per innovare i settori pubblici, come la Sanità, e restare competitiva sul mercato internazionale», dice Graziosi.