L’ora di coding è inserita nella primaria per l’insegnamento della grammatica così come della matematica, ma il pensiero computazionale parte fin dalla materna. A tutti i ragazzi della secondaria inferiore viene fornito in dotazione un iPad. Robotica e realtà aumentata sono utilizzate nei laboratori per imparare il corpo umano e l’inglese. Il green screen serve ai più grandi per fare video e approfondire in maniera orginale quello che si è imparato.

Per i quasi mille studenti dai 3 ai 14 anni dell’Istituto comprensivo Ungaretti di Melzo, a pochi chilometri da Milano, le giornate non sono mai uguali e scorrono all’insegna dell’innovazione digitale e della creatività didattica: «L’obiettivo è cambiare il modo di insegnare per cambiare il modo di apprendere, in maniera interattiva e sociale, per renderlo sempre più duttile e funzionale all’acquisizione di competenze in un percorso didattico tagliato su misura del singolo», spiega Stefania Strignano, la dirigente scolastica artefice della trasformazione che ha fatto dell’Ungaretti un modello di eccellenza nella scuola pubblica italiana.

La scuola di Melzo è infatti il primo istituto comprensivo pubblico in Italia a essere scelto come “Distinguished school” da Apple tra le scuole più innovative al mondo che favoriscono l’apprendimento mediante un ambiente didattico in cui la tecnologia svolge un ruolo di primo piano. Nella stessa fascia d’età si contano venti istituti statali in Europa e 60 in tutto il mondo.

Ma, sia chiaro, il digitale è solo uno strumento abilitante: «Il fine è imparare con le tecnologie, non dalle tecnologie: si impara facendo attraverso una laboratorietà che diventa quotidianità», prosegue Strignano, che spiega come «le conoscenze imparate dai ragazzi si trasformano in competenze trasversali attraverso un percorso personalizzato che forma un’intelligenza multipla, sotto la guida di docenti-coach, in grado di sviluppare il pensiero critico dei ragazzi e la capaictà di problem solving».

Una didattica per competenze, non più rigidamente divisa per materie, che passa anche attraverso la rivoluzione degli ambienti scolastici, che non hanno più la cattedra al centro ma che abilitano un apprendimento partecipato e inclusivo, sviluppato anche attraverso la flipped classroom, la classe capovolta che favorisce l’approfondimento personale e di gruppo. La lingua inglese viene insegnata da professori madrelingua fin dalla materna e si sviluppa attraverso l’insegnamento di materie specifiche in inglese.

Determinante è stato il contributo dell’Amministrazione comunale che, nell’ambito del Piano per il diritto allo studio, ha fornito i finanziamenti per la dotazione digitale della scuola. Apple ha poi accompagnato con la formazione dei docenti, cui si è affiancato il programma regionale di Generazione web Lombardia e corsi organizzati ad hoc dall’istituto.

Perché il ruolo e la motivazione del docente rimane il punto di forza insostituibile, che prescinde qualsiasi device digitale: «Oltre a una rete di relazione con il territorio, sono partita nel 2014 creando uno staff interno all’istituto con cui realizzare la nuova idea di scuola che avevo in testa, condividendo con loro il valore aggiunto della trasformazione: da lì siamo partiti, dal “fare squadra”. E poi mi sono preoccupata di non far mai mancare agli insegnanti il supporto della formazione», prosegue Strignano.

Ora l’Ungaretti è impegnato nella costruzione di un curricolo digitale che permetterà di avere in tutti gli ordini di scuola l’ora settimanale di coding ed è stato selezionato da Apple tra le sette scuole europee che sperimenteranno Schoolwork, la nuova app della Mela per la gestione delle attività di classe.

Ma la soddisfazione va oltre la tecnologia: «Sono orgogliosa – conclude la dirigente – quando vedo i ragazzi soddisfatti e motivati, che crescono in autostima e benessere, perché motivati e felici sono i docenti nel trasmettere sapere e costruire competenze in maniera creativa».