Unire le migliori competenze a livello mondiale e le tecniche bioinformatiche e biotecnologiche più avanzate con l’obiettivo di trovare entro quattro anni molecole potenzialmente efficaci contro la sclerosi multipla progressiva.

Un progetto di ricerca (Bravein Ms) che ha ottenuto un finanziamento pari a 4,2 milioni di euro e che sarà coordinato da Gianvito Martino, direttore della divisione di Neuroscienze dell’Ospedale San Raffaele e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele, e che coinvolge laboratori in Europa, Stati Uniti e Canada.

Il finanziamento è stato assegnato dalla International Progressive MS Alliance – un’alleanza internazionale che riunisce le principali associazioni nazionali per la ricerca sulla sclerosi multipla progressiva, tra cui Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), uno dei membri fondatori – al termine di un bando a cui hanno partecipato i migliori centri di ricerca al mondo e assegnato in occasione del congresso di Ectrims (European committee for treatment and research in multiple sclerosis) in corso a Londra.

La sclerosi multipla progressiva colpisce più di un milione di persone al mondo e la ricerca di un potenziale farmaco si è già dimostrata una sfida difficile. Ma il progetto messo in campo oggi è innovativo sotto diversi punti di vista. Il primo è l’uso di un modello di analisi dei big data – genetici e clinici – sviluppato da Sergio Baranzini all’Università di San Francisco. Il modello si è dimostrato capace di estrapolare utili informazioni genetiche e molecolari sulla sclerosi multipla, che si traducono poi in specifiche caratteristiche che una molecola deve avere per candidarsi a farmaco efficace contro la malattia.

Le molecole che rispetteranno queste caratteristiche, dopo un test in vitro e prima di essere studiate sugli animali, verranno messe alla prova su un modello in provetta di malattia, realizzato utilizzando cellule staminali ottenute dai pazienti. È in questa fase che l’Unità di ricerca di Neuroimmunologia guidata da Martino metterà in gioco la sua esperienza ventennale con le cellule staminali: ai pazienti con sclerosi multipla progressiva verranno prelevate cellule della pelle che saranno poi riprogrammate in cellule staminali pluripotenti e quindi differenziate in cellule nervose.

Con queste cellule sarà possibile creare un modello in miniatura di rete neurale che dovrebbe riprodurre più fedelmente i meccanismi patologici della sclerosi multipla. Su di essa si potrà studiare in modo inedito l’azione dei potenziali farmaci ed eventualmente scartarli prima di passare alla sperimentazione sugli animali. «Prevediamo di partire con decine di migliaia di molecole e di arrivare alla fine di questo processo, dopo quattro anni, con due o tre molecole promettenti con cui avviare un primo studio nell’uomo», spiega Gianvito Martino.

Il bando internazionale indetto dalla International Progressive MS Alliance rappresenta un momento di svolta: per la prima volta le associazioni nazionali per la lotta alla sclerosi multipla – tra cui Aism – hanno guardato oltre i confini nazionali e messo insieme le forze per premiare i migliori progetti su scala globale. «È stato un passo fondamentale nella giusta direzione – dice Martino -. La ricerca che conta non è più – e forse non è mai stata – nazionale; non è la ricerca di un gruppo, o di un laboratorio, tantomeno quella di uno scienziato, ma è la ricerca di una comunità scientifica intera. Serve sempre più collaborazione, oltre i confini disciplinari, sempre più sfumati, e oltre i confini geografici. Solo così possiamo progredire nella conoscenza delle malattie e nello sviluppo di terapie efficaci ».

Il consorzio internazionale include l’Ospedale San Raffaele, l’Università degli Studi di Milano, l’Istituto superiore di sanità, il Consiglio nazionale della ricerca, la Ucsf di San Francisco, l’Università La Sapienza di Roma, la McGill University di Montreal, l’Università Pierre et Marie Curie di Parigi, l’Irbm di Pomezia, l’Università di Mainz, l’Università di Münster e l’Università di Düsseldorf.