Più di 8 milioni di caselle attive, da cui vengono scambiati oltre 100 milioni di messaggi al mese. La Posta elettronica certificata (Pec) è sempre più una pratica consolidata in Italia, stando ai dati forniti dall’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale, aggiornati ad ottobre.
La posta elettronica certificata è un tipo particolare di posta elettronica che permette di dare a un messaggio lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno, garantendo la prova dell’invio e della consegna. Nata per i rapporti con le Pubbliche amministrazioni, col tempo è diventata parte del flusso di comunicazione anche tra aziende e professionisti. E oggi il suo uso si estende anche ai privati.
Fin dal 2009 le imprese hanno dovuto progressivamente indicare nella domanda di iscrizione al Registro della Camera di Commercio la propria casella Pec. Dopo di loro, è stata la volta dei professionisti iscritti agli albi. Il punto finale è stato luglio 2013, momento da cui è diventato obbligatorio l’utilizzo della Pec come unico metodo di comunicazione tra imprese e pubblica amministrazione, non essendo più accettate le comunicazioni in forma cartacea.
Tra i privati la Pec si diffonde non in funzione di un obbligo, ma per i vantaggi che offre. Se infatti non esiste ancora obbligo per i singoli cittadini, i vantaggi della Pec sono diventati chiari anche a chi per esempio deve iscrivere i figli a scuola, inviare fatture o qualunque documento che necessiti di una certificazione sull’invio. Un esempio classico è l’inoltro della documentazione per partecipare a concorsi o a gare di appalto, in prossimità dei quali i server dei gestori della posta elettronica certificata stanno registrando fortissimi picchi di traffico.
L’utilizzo della Posta elettronica certificata è comunque tuttora marginale rispetto all’email standard, con un rapporto di messaggi inviati e ricevuti di 1 a 10, nonostante la Pec possa essere usata anche come semplice email. Dal nostro osservatorio interno, possiamo notare però che sta aumentando la tendenza ad attivare caselle Pec legate al proprio dominio e non a domini “condivisi”, e a usarla quindi all’interno della propria strategia generale di comunicazione, anche come semplice email ma con un’attenzione maggiore, reale e percepita, alla sicurezza dei propri dati. Sicurezza che è anche garantita dal fatto che, dovendo avere lo stesso valore legale della raccomandata, i soggetti privati incaricati di gestire il servizio Pec hanno superato un’apposita procedura di accreditamento che certificasse l’aderenza agli standard tecnici e formali di sicurezza necessari, e devono attenersi a regole condivise e verificate periodicamente. Per esempio, ogni gestore Pec deve conservare per 30 mesi i log dei messaggi (tutti gli eventi associati a invii e ricezioni di messaggi nell’ambito del circuito Pec, ma non il contenuto del messaggio) e renderli disponibili su richiesta del titolare della casella Pec.
Questo insieme di norme tecniche e formali colloca l’Italia all’avanguardia rispetto a tutti gli altri paesi europei che non hanno ancora sviluppato un simile processo di semplificazione e digitalizzazione dei rapporti con la Pubblica amministrazione. Mentre sono in corso progetti per la creazione di un protocollo europeo unico, l’Italia continua il suo cammino verso la digitalizzazione con lo Spid che andrà a certificare non solo l’avvenuta transazione di un messaggio, ma anche l’identità stessa del mittente, che ad oggi non è per i gestori “obbligatoria” – anche se caldamente consigliata.