Schiacciato tra PlayStation 4 e Nintendo Switch, Xbox prova a reinventare l’intera industria dei videogiochi con il Game Pass, un all you can eat dei videogiochi che non può che ricordare da molto vicino quanto offerto da Netflix nel campo del cinema e delle serie TV. Può la stessa strategia adattarsi a un medium totalmente diverso? E Microsoft sarà in grado questa volta di andare fino in fondo?

Fin dal principio Xbox One non ha mai avuto vita facile, e si ritrova oggi in un vicolo cieco dal quale non sarà facile uscire. Con Sony prepotentemente ai comandi e Nintendo che sembra aver finalmente ritrovato se stessa, alla divisione gaming di Microsoft probabilmente non basterà più rinnovare l’hardware ciclicamente, come avviene da quando esiste il concetto stesso di console da gioco, per sperare in una maggiore fortuna nel prossimo giro di ruota. Mai come ora, a patto che il CEO Satya Nadella rinnovi una fiducia che dal passaggio di consegne con Steve Ballmer non è mai stata data per scontata, se non più volte in bilico, il brand Xbox è costretto a reinventare se stesso. Una svolta necessaria per tornare a offrire dopo tanti anni non solo una copia di ciò che già c’è (è il mercato stesso che sembra non riuscire a sostenere due console pressoché identiche come lo sono Xbox e PlayStation) ma un prodotto diverso e con dei punti di forza unici, che siano di ispirazione a un modello di business che già da alcuni anni molti analisti danno per spacciato.

Il processo è già in atto, e con la recente uscita dell’atteso Sea of Thieves e l’arrivo a stretto giro di State of Decay 2, due giochi in esclusiva su cui è stato investito molto tempo e denaro, sta finalmente entrando in una delicata fase successiva. Il primo passo è stato fatto trasformando Xbox in ecosistema e includendolo sotto forma di applicazione in ogni computer su cui gira l’ultimo sistema operativo Microsoft. Moltiplicati con questo espediente i potenziali utenti Xbox, nel giugno del 2017 Microsoft lancia il servizio Game Pass, con il quale sembra finalmente distanziarsi dalla concorrenza e tracciare una nuova rotta. Game Pass funziona esattamente come Netflix: dopo 14 giorni gratuiti si paga un abbonamento mensile di 9,99 euro che dà accesso tramite console a oltre quaranta diversi giochi, ma al momento su computer la scelta si restringe alle sole esclusive Microsoft e pochissimo altro. Sea of Thieves rappresenta un traguardo importante perché è la prima esclusiva di peso che viene inserita nel catalogo di Xbox Game Pass lo stesso giorno di uscita nei negozi, e lo stesso avverrà prima con State of Decay 2 e successivamente Crackdown 3. Un servizio simile lo offre dal 2014 anche Electronic Arts, ma il numero e la varietà dei giochi è chiaramente imparagonabile; Sony invece ha PlayStation Now, un servizio in streaming dalle caratteristiche  molto diverse, tenuto un po’ in disparte per non disturbare una console che si appresta a superare quota 75 milioni di unità vendute. Appare chiaro così che solo Microsoft è nella posizione di lavorare verso un cambio di paradigma di simile portata, ma oltre alla sua effettiva validità deve dimostrare di crederci fino in fondo con degli investimenti marketing all’altezza della concorrenza, una convergenza ancora più stretta tra console e PC (in modo da disturbare anche lo strapotere della piattaforma Steam) e soprattutto mostrando finalmente un maggior numero di giochi in esclusiva e progetti a lungo termine. Impossibile chiedere tutto questo oggi, a fine corsa generazionale e con una nuova PlayStation e un nuovo Xbox oramai all’orizzonte, ma nei prossimi due anni la rivoluzione deve essere completa o non sarà nemmeno valsa la pena averla iniziata.