“Quello che cambia con la guida autonoma e l’auto elettrica è il business model dei car maker che non sono più solo costruttori di automobili ma sempre di più fornitori di servizi di mobilità”. Marco Monti è il responsabile automotive e discreti di potenza di St. La società di semiconduttori italo francese  all’avanguardia nel mondo nella fornitura, tra gli altri, di dispositivi ad alta tecnologia per la guida autonoma, la connettività (V2X), la sicurezza attiva (sensori con Mobileye), la sicurezza passiva (le soluzioni integrate per Airbag e sistemi frenanti), l’elettrificazione dei veicoli con la gestione avanzata dei sistemi di carica e scarica delle batterie, e soprattutto con i sistemi di convertitori di potenza, gli inverter in carbon silicio, inventati e realizzati a Catania, che permettono di far risparmiare fino al 40% di energia rispetto ai sistemi e alle batterie tradizionali. I prodotti St non si vedono. Sono dentro, nel cuore dei prodotti. La società ha 100mila clienti: grandi clienti ma anche Pmi. La società vende tecnologia ai componentisti, alle società automotive come alle grandi società che costruiscono elettronica di consumo. In tutte le auto circolanti c’è almeno un componente St. Nella nuova Audi 8, per dire, ci sono mille prodotti St. Monti è il manager che guida uno dei settori a più alto tasso di innovazione e di crescita della società. “In Cina abbiamo appena firmato un accordo importante l’Accademia delle scienze cinesi, i 25 car maker cinesi e un pool di sei costruttori di batterie per lo sviluppo del monitoring e il management delle nuove batterie, quelle con 600 chilometri di autonomia”.

Sull’auto autonoma St è all’avanguardia nella produzione di microcontrollori, i dispositivi che nell’auto connessa sono dappertutto. Le tecnologie che stanno attorno a tutto ciò che è la sicurezza a bordo macchina. “Costruiamo i sensori che permettono il controllo della distanza di sicurezza. Il superamento delle strisce bianche. Gli ostacoli che possono presentarsi davanti all’auto. A una velocità di calcolo infinitamente maggiore di quella che impiega la mente umana per vedere un ostacolo. Produciamo  sensori che controllano dal parabrezza lo stato di sonno del guidatore dal numero di battiti di ciglia. Siamo i primi al mondo nei sistemi Adas (Advanced driving automotive systems). Nello stabilimento di Agrate inoltre stiamo creando un chip, il più complesso mai realizzato, dedicato all’auto a guida autonoma: sarà pronto nel 2020”. Il manager italiano è in prima linea, dunque, nel disegnare gli scenari di come sarà l’auto del domani.

Il fenomeno del car sharing nelle città è da diversi anni una realtà molto diffusa. Dove non conta tanto più il possesso di un bene, ma il suo utilizzo. L’auto da bene diventa servizio. La uso quando mi serve e pago per questo una società che me la mette a disposizione attraverso una applicazione digitale. Società che di solito è controllata da una casa automobilistica. In  tutte le grandi città del mondo sono diffuse le società di car sharing, le più varie. A Milano, tra le principali, c’è quella di Eni (Joy), ci sono quelle di Daimler (Car2Go, con le Smart) e quella di Bmw (Drivenow), oltre a un servizio di mini car cinesi elettriche anch’esse condivise (Share’ngo).

La cosa curiosa che pochi sanno è che per Drivenow, ad esempio, la società che gestisce le auto condivise di Bmw, le piccole Bmw ma anche le Mini o la avveniristica elettrica della casa tedesca i3, la città di Milano è quella che ha nel mondo il maggiore numero di abbonati, che hanno superato le 100mila persone. Più di Parigi, New York o Londra. Non è poco. E dà idea del successo crescente di questo tipo di mobilità condivisa nelle metropoli. “Le case automobilistiche – racconta Monti – si interrogano su come far sì che questo sistema di auto condivise possa funzionare in futuro con ancora maggiore efficienza. Adesso, le auto vengono utilizzate per il 10%, e per il 90% restano in garage. Con i sistemi di guida autonoma la percentuale di inutilizzo diminuirà. Perché nelle città soprattutto, quando si avrà bisogno di un’auto, basterà prenotarla sulla app. E al contrario di adesso che bisogna cercarla da qualche parte, in qualche parcheggio nel posto più vicino dove siamo, nel futuro l’auto ci verrà a prendere sotto casa. Arriverà esattamente nel punto dove verrà effettuata la prenotazione con una precisione millimetrica che metterà assieme i sistemi di rilevamento con i visori posizionati sull’auto incrociati con i sistemi satellitari”.

Uno scenario da Blade Runner. “Nelle metropoli – immagina il manager St – ci saranno delle corsie smart destinate solo ai veicoli a guida autonoma che procederanno in fila, con uno scorrimento più veloce rispetto al traffico tradizionale. I sistemi di rilevamento permetteranno di gestire anche i flussi di traffico, di evitare le code, ma anche di individuare, una volta finito il percorso, il punto esatto dove la macchina andrà a fermarsi, individuando il parcheggio libero più vicino attraverso ai sistemi di rilevamento satellitari. E con i messaggi che l’auto si scambierà in entrata e in uscita, in modo ultra rapido con la strada smart, con i parcheggi o con le stazioni di ricarica. L’auto a guida autonoma potrà essere autonoma davvero nel momento in cui riuscirà anche a “ fare il pieno da sola”, cosa possibile con le auto elettriche che saranno in grado di ricaricarsi da sole senza l’intervento dell’uomo. Insomma diminuirà traffico e inquinamento nelle grandi città grazie a questi sistemi”. Lo scenario è futuristico ma non è troppo lontano. Nei prossimi dieci anni si potrebbero vedere le prime sperimentazioni di veicoli completamente autonomi. A quel punto davvero i car maker non venderanno più auto ma servizi di mobilità.