La programmazione di comportamenti sociali nei robot al fine di farli interagire più efficacemente con gli esseri umani è un ambito di ricerca in forte crescita. E di cui si è discusso nella tavola rotonda sul futuro tenutasi durante la conferenza internazionale sulle tecnologie persuasive. Questo tipo di ricerche è motivato anche dal fatto che progetti di grandi dimensioni, sia nel mondo occidentale che in Asia, mirano a realizzare robot con ruoli delicati come ad esempio badante di persone anziane o addetto alla sicurezza.

Trasformare un robot dotato di una sua struttura fisica, ma anche un assistente virtuale 3D che appare invece solo a schermo, in un agente sociale lo rende capace di usare tecniche persuasive per influenzare il suo utente invece che di limitarsi semplicemente a obbedirgli (ad esempio, un robot badante potrebbe rifiutarsi di far da mangiare quello che chiede il suo utente e convincerlo che è bene così per la sua salute).

Le prime ricerche svolte hanno mostrato la capacità dei robot di poter agire da persuasori. Ad esempio, l’Università di Eindhoven ha sperimentato un gatto robotico (iCat), programmandolo per indurre le persone a scelte di risparmio energetico nell’uso della lavatrice domestica. Il felino robotico osservava utenti che impostavano i parametri della lavatrice e sfruttava la propria capacità di espressività facciale e anche commenti vocali per dare feedback sui comportamenti dell’utente. L’uso del gatto robot si è rivelato molto più persuasivo di soluzioni più tradizionali che indicano i consumi della lavatrice usando display testuali e numerici.

I partecipanti alla tavola rotonda hanno analizzato anche le possibili paure che potranno suscitare nelle persone i robot dai comportamenti sociali, ad esempio: ma se questi nuovi “esseri” magari anche antropomorfi ci sanno convincere ed influenzare, non è che potranno “prendere il comando” ? Le ricerche più recenti stanno infatti provando a raggiungere obiettivi di persuasione robotica più ambiziosi del precedente esempio della lavatrice. Ad esempio, l’Università di Manitoba in Canada ha impiegato un robot nel ruolo di supervisore di esseri umani che dovevano svolgere lavori lunghi, ripetitivi e noiosi come il rinominare individualmente insiemi crescenti di file. Anche se per ora le percentuali di successo sono inferiori a quello di un “boss” umano, il robot si è comunque rivelato in grado di persuadere lavoratori che svolgono compiti tediosi a completare il proprio lavoro nonostante volessero smettere. Come si vede nel video

Presso la medesima università, sono in corso anche ricerche per rendere la relazione fra robot e umani più empatica, a differenza di quella del robot-boss. Ad esempio, i ricercatori canadesi hanno esteso uno dei robot domestici inespressivi che vediamo già al lavoro nel pulire i pavimenti presso molte abitazioni, dotandolo di una coda robotica. Ciò permette al robot di comunicare il proprio stato all’utente con movimenti della coda allo stesso modo in cui farebbe un cane. Ecco il video

All’Università di Utrecht, nell’ambito del progetto europeo Aliz-E, stanno invece sperimentando l’uso di un robot che faccia da compagno a bambini diabetici, inducendoli a tenere un diario delle relazioni fra valori di glucosio nel sangue e attività quotidiane, attività che i bambini sono usualmente restii a svolgere nonostante sia utile per migliorare la gestione del diabete. Uno dei punti chiave per il successo di un tale intervento persuasivo, secondo gli obiettivi del progetto (si veda il sito http://www.aliz-e.org/ per maggiori dettagli) è la creazione di una relazione emotiva-affettiva con il robot, senza la quale gli utenti non sarebbero motivati a continuare la relazione con l’agente robotico nel lungo periodo.