Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands (Playstation 4, Xbox One e pc) è un open world unico nel suo genere. Ed è anche una scommessa vera di Ubisoft. In questo quattordicesimo episodio di uno dei più importanti franchising della storia del videogioco siamo uno dei quattro Ghost, agenti della DEA sotto copertura, intenti ad abbattere il narco-stato instaurato in Bolivia dal fittizio cartello messicano dei Santa Blanca. La Bolivia non ha reagito benissimo alla scelta dell’ambientazione ma sempre più spesso i videogiochi utilizzando la finzione immergono le mani nell’attualità. In particolare, Ubisoft è una software house che si appassiona alle storie. In Wildlands troviamo il culto della Santa Muerte, la violenza dei narco, le storie sulla  coltivazione della cocaina.  Lo studioso Thomas Aureliani, dottorando in studi sulla criminalità organizzata presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca intervenuto a Milano al lancio ha dichiarato che il videogioco riprende con cura elementi come il culto della Santa Muerte, devozione di origine precolombiana seguita da milioni di persone in America Latina e divenuta feticcio dei trafficanti: “La fede è centrale per i boss mafiosi e i narcos: crea consenso e legittimazione sociale, ma è anche un modo per scaricarsi la coscienza”, ha detto citando il boss messicano Nazario Moreno Gonzalez detto ‘El Pastor’ che ha guidato la Familia Michoacana e i Caballeros Templarios come veri culti.

Cosa ci è piaciuto. La vocazione più credibile di Wildlands è nella modalità cooperativa. In due si scorrazza meglio, anche perché sono moltissime le opzioni: colpire il narcotraffico, aiutare i ribelli, concentrarsi sul braccio armato, o puntare sul contrabbando. Non c’è un canovaccio come per esempio in Horizon Zero Dawn. L’esplorazione e l’azione sono demandate al giocatore che può costruirsi per davvero un proprio percorso di guerra.

Cosa non ci è piaciuto. Nonostante il contributo di Don Winslow, autore di numerosi polizieschi di successo primo tra tutti “Il potere del Cane”, non c’è una sceneggiatura sensata. C’è un teatro dell’azione (molto suggestivo) e sullo sfondo il racconto di una comunità di cui scopriamo di sapere troppo poco. Ed è questo, forse, il vero merito di Wildlands