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La tecnologia può giocare un ruolo molto più importante di quanto si pensi nelle crisi umanitarie. Al recente “re:publica 18″ di Berlino, l’evento dell’anno in Germania per i temi legati a giornalismo, media e innovazione digitale, alcuni panel erano dedicati a spiegare come la realtà virtuale aiuti non poco a raccontare in maniera nuova e arricchita la tragedia dei 66 milioni di profughi nel mondo che, a causa delle guerre, sono costrette ad abbandonare le case e i Paesi d’origine. In uno di questi talk, Gayatri Parameswaran, giovane videomaker berlinese cofondatrice di “NowHere Media”, coautrice dell’esperienza in VR “Is this Love?” su un caso di violenza sessuale da parte del partner (uomo) in India, proiettato al festival UN Global Voices di San Francisco e finalista ai Social Impact Media Awards (SIMA) 2018, ha raccontato le sue esperienze in Iraq con la VR per creare video interattivi per l’e-learning per spiegare, col visore, agli abitanti come evitare i rischi degli ordigni inesplosi sul terreno a causa della guerra, lavoro inserito nel contesto dell’Oculus VR Good Creators Lab 2017. I video in VR ha detto l’autrice, “stanno diventando un’arma in più per ‘raccontare l’invisibile’, insegnare best practices e sensibilizzare più a fondo il mondo sulla situazione delle persone in difficoltà”. Lì accanto, nella grande hall con gli espositori del Festival, c’era la fila per vedere i video in VR nati da un’iniziativa comune tra l’UNHCR – il Comitato delle Nazioni Unite per i rifugiati – e Nokia. Un gruppo di videomaker raggruppati sotto l’effige di “The Humanitarian Cooperative”, su commissione del Comitato ha usato la videocamera OZO professionale per la realtà virtuale per girare alcuni video di nuova generazione sulla situazione dei profughi della Guerra civile siriana: armati di visore VR, in “Life in the time of refuge” siamo accanto al piccolo Omar, bambino di 9 anni rifugiato siriano in Libano e affetto da una disfunzione ormonale: interagendo con i pulsanti sul visore esploriamo il territorio e la sua storia toccante scegliendo quale punto di vista adottare e cosa vedere. Nel suo caso c’è un lieto fine: Omar è riuscito ad approdare in Finlandia col padre, dove ha potuto essere curato, ma la sua vicenda serve a ricordare che più della metà dei migranti e dei profughi sono bambini che vivono in situazioni più che critiche. Immergendosi nel campo profughi col visore, costellato di info e dati interattive sui luoghi, e ascoltando la storia direttamente da Omar, ci si sente molto più coinvolti nella sua esperienza nel campo in Libano, ma anche nella sua nuova casa in Finlandia: l’impressione è davvero di aver ottenuto molte più informazioni senza bisogno di una scenggiatura esterna a supporto, e quindi davvero il medium ha un potenziale di comunicazione arricchito. L’ultimo ambizioso progetto hi tech targato UNHCR e OFID è “The future AleppoVirtual Reality Experience”, un’esperienza di VR creata da un giovanissimo architetto siriano, Mohammed, in cui costruire, per ora virtualmente, la nuova città al posto di quella distrutta dalla guerra. Nel video si incontra Mohammed che insegna a progettare i palazzi della nuova Aleppo su carta sopra un plastico improvvisato: di seguito, nel video diventa possibile realizzarli nella città virtuale ovunque si voglia: il progetto, ancora in fieri, è stato portato allo Sheffield International DocFest commission, ed è supportato da FACT e dall’UK Arts Council. Entro la fine dell’anno dovrebbe essere terminato, e rappresenta un modo concreto per consentire a tutti, in primis ai profughi di Aleppo, di cominciare a capire come ricostruire concretamente la nuova città. Ma la tecnologia in soccorso dei migranti non è solo quella legata alle nuove esperienze in VR: come raccontano i funzionari dell’UNHCR, dopo essere sbarcati sulle spiagge europee, la prima domanda dei profughi è sempre la stessa: “Come si accede alla rete wi-fi?”. Per questo, l’Humanitarian Innovation Lab di UNHCR ha creato il progetto pilota “Reimagining refuge through technology”, con lo scopo di eliminare le barriere tecnologiche nei campi profughi. Infine, e non sorprende, è alta anche l’attenzione per i Data: recentemente The World Bank, l’organizzazione internazionale leader nei progetti contro la povertà ha firmato proprio con l’UNHCR un memorandum per sviluppare un nuovo Data Center sulle migrazioni forzate, con lo scopo di aiutare le vittime e le organizzazioni umanitarie nel dare risposte più efficaci grazie a informazioni condivise.