Avremmo aiutato Edward Snowden?

Lungi dal rispondere, attorno alla domanda ruota “Top Secret”, videogioco per Pc atteso a inizio maggio e sviluppato da James Long.

Il videogame del designer britannico trasforma l’utente in un impiegato dell’Nsa proprio quando Snowden comincia a far trapelare informazioni governative riservate, all’inizio di giugno del 2013.

«Per giocarlo, basta avere un indirizzo di posta» spiega Long online. Usando il proprio programma di gestione delle mail, si deve infatti risalire alla fonte delle indiscrezioni, sincerarsi di chi e cosa sappia, e decidere se supportarne l’azione o intralciarla. Tutto attraverso la selezione degli opportuni destinatari, di richieste investigative specifiche, o dei sospettati su cui dirigere un’indagine. Una progressione non lineare che garantisce a ognuno un’esperienza diversa.

Laureato in fisica teorica, vincitore del concorso videoludico internazionale per studenti  “Dare to Be Digital” e già premiato ai Bafta come “Ones to Watch” – ironicamente «talenti da tenere d’occhio» – attraverso un crowdfunding Long promette di trasformare in un meta-gioco temi a lui cari come «i diritti dell’uomo, la democrazia e la libertà dall’oppressione». Quale migliore occasione se non il leak più clamoroso dell’ultimo lustro, a dire del game designer perfetto per essere tradotto in una riflessione interattiva.

Semplice da utilizzare, ma raffinato per l’intelligenza che ne modella l’incedere sulle scelte del giocatore, “Top Secret” inizia con una mail da inviare a un collega. Da lì in poi la simulazione distingue parole chiave e nomi utilizzati nelle missive per comporre risposte verosimili. Anche in quanto a tempi di reazione, visto che copre 2 settimane esatte e impiega tempi realistici per assecondare le azioni del giocatore. Il che significa potrebbero passare ore oppure giorni fra una mail inviata e la sua replica.

Per ammissione di Long, il mix di finzione e documentario è la cifra di “Top Secret”:  se alcuni personaggi sono inventati, altri corrispondono ai protagonisti del whistleblowing, giornalisti come Laura Poitras, Barton Gellman o Glenn Greenwald, che dalle pagine del “Guardian” amplificò per primo gli “Snowden Files”. Il gioco utilizza addirittura testi reali selezionati per Long dall’ex “CitizenFour” – per citare lo pseudonimo con cui inizialmente operò Snowden, diventato anche il titolo di un documentario da Oscar.

Ma c’è di più: per Long «i videogiochi offrono un fantastico medium per esplorare un argomento che altrimenti sarebbe difficile da comprendere per le persone», motivo per cui “Top Secret” genera a sua volta mail sensibili per “Prism” o per programmi di intercettazione affini, quelli che proprio i 2 milioni di documenti diffusi da Snowden contribuirono a smascherare insieme con gli accessi diretti della Nsa e della britannica Gchq ai database di Verizon, Facebook, AOL, YouTube, Apple, Microsoft, Yahoo e Google.

In altre parole, mentre si gioca ai sorveglianti si potrebbe essere sorvegliati. E non per finta. Ecco perché “Top Secret” permette di utilizzare il software di crittazione usato da Snowden, “Pretty Good Privacy” o PGP (oggi di Symantec), lo stesso programma di posta ormai adottato da giornalisti investigativi come Micah Lee di “The Intercept”, o Azmat Khan di “Buzzfeed”.

«I problemi sul controllo e la privacy non stanno scomparendo – commenta Long – e per quanto il mio parere sia favorevole all’operato di Snowden, voglio presentare ragionamenti opposti nel gioco. A prescindere dai pareri personali, mi interessa si inneschi un dibattito».

Fra finzione e realtà “Top Secret” fa proprio questo: si limita a domandarci se staremmo con Edward Snowden. E ci obbliga a rispondere.