Droni e studenti insieme per la tutela dei ghiacciai. Alla recente “Call for Papers” di Dronitaly, la sezione più futuribile della fiera dei droni da lavoro italiana, un ambizioso progetto ha ottenuto la menzione speciale. È “Dream”, il cui ottimista acronimo sta per “DRone tEchnology for wAter resources and hydrological hazards Monitoring”: nato nel 2015 e rinnovato ogni anno nonostante le difficoltà a reperire i fondi necessari, è portato avanti da un team di studenti dell’Alta Scuola Politecnica – a sua volta formato dalle élite ingegneristiche dei due Politecnici di Milano e Torino -, e ha l’ambizione di creare un modello scalabile da altre realtà e applicabile ad altri contesti. Il progetto prevede l’impiego di droni per realizzare tramite dei rilievi fotogrammetrici di precisione, un modello digitale dinamico e costantemente aggiornato che attesti in maniera scientifica lo spostamento e, purtroppo, il dissolvimento del ghiacciaio del Belvedere, adagiato sulle pendici del Monte Rosa e con un fronte di circa 3 chilometri – e una profondità anche di settanta metri. Il riscaldamento globale del pianeta è la causa generica ormai acclarata dello scioglimento, ma far luce sulle modalità con cui sta accadendo ha un’importanza fondamentale, perché capire le dinamiche dell’erosione dei ghiacciai consentirebbe forse di mettere a punto delle risposte per provare a limitare lo sfruttamento ad alta intensità del patrimonio idrico da parte dell’uomo (agricoltura, civile e industriale). Non è una novità, i ghiacciai italiani e planetari sono dei malati gravi, rischiano di scomparire in fretta e con conseguenze ancora da valutare, anche se di certo non positive. Quello del Belvedere, oggetto dello studio di Dream, ad esempio, proprio grazie anche ai rilevamenti fatti, si calcola si stia spostando verso valle di circa 5 centimetri al giorno: un’enormità in termini glaciologici. Se pensiamo che in passato il rilevamento dello spessore del ghiacciaio era fatto mediante una pallina conficcata nella “lingua” del ghiaccio, capiamo che poter usare oggi dei droni è un passo in avanti decisivo: in primo luogo perché è più sicuro, consentendo il sorvolo di tutto il fronte nevoso senza dover ricorrere all’intervento diretto dell’uomo in un’area pericolosa; in secondo luogo più economico e più preciso anche solo rispetto allo step tecnologico precedente, il rilievo tramite foto scattate in volo. A differenza delle immagini prese dall’alto di vecchia generazione (aereo/elicottero) infatti, il drone contempla un margine di errore di un centimetro circa (contro cinquanta), questo perché il mezzo unmanned può volare da vicino risultando così molto più preciso, inoltre un volo costa enormemente meno. Il primo passo del progetto  DREAM è stato quindi creare un drone-pilota e testare tramite marker fisici il modello tramite algoritmi e modelli matematici innovativi. Una volta validati, lo step seguente è stato potenziare il drone (con una batteria di 40 minuti) e il render di modellazione inserendo dei marker virtuali utili per la fotogrammetria diretta. L’obiettivo finale è la creazione di uno “sciame di droni” che possa intervenire non solo sul Belvedere ma su tutti i ghiacciai dell’arco alpino: il vantaggio sarebbe di ottenere un modellino virtuale del ghiacciaio aggiornato in tempo quasi reale (mentre oggi gli studenti di Dream salgono sul Belvedere per fare i rilevamento ogni quattro mesi circa). Il problema sono i costi, visto che per eseguire dei rilievi utili a costruire questo modello dinamico digitale occorrono impegnativi droni equipaggiati per la fotogrammetria diretta. Motivo per cui il progetto DREAM è il simbolo di una collaborazione tanto virtuosa quanto non semplice tra giovani ingegneri italiani: per questo va sostenuto e per questo sta raccogliendo, a ogni contest o evento dell’innovazione a cui partecipa, segnalazioni o premi.