Marte, di cui c’eravamo forse un po’ dimenticati negli ultimi mesi per le tante altre missioni spaziali che si sono succedute avrà finalmente il suo primo check up completo per il prossimo Natale, all’età di quattro miliardi e mezzo di anni più o meno. Glielo farà un nuovo lander di Nasa, Insight, un mini laboratorio non semovente che si poserà il 26 novembre prossimo sulla superficie del pianeta stesso, dopo sei mesi di viaggio che iniziano in questi giorni e ben più di 100 milioni di km di viaggio, percorsi nella sua orbita fra la Terra e il pianeta rosso. Particolarità di questo decollo è che si tratta del primo che avverrà dalla costa ovest verso uno dei pianeti del sistema solare.

Quando, superata la fase infernale di discesa su Marte, con surriscaldamento letteralmente bestiale e difficoltà a frenare la caduta per via della atmosfera rarefatta e poco frenante del pianeta, finalmente la piattaforma si poserà sul terreno, inizierà a lavorare subito per il suo vero scopo: fare la carta d’identità completa dei parametri fisici e dell’interno pianeta Marte, che fino a ora abbiamo solo in parte. Finora solo gli americani hanno dimostrato di saper scendere con sicurezza su quel pianeta e quindi le speranze per un buon lavoro nei prossimi due anni e mezzo, tanto è stato previsto, sono ottime. Con questa missione potremo capire bene, o almeno meglio di quanto si sappia fare oggi, la formazione dei pianeti solidi, primo fra tutti la nostra Terra, combinando i dati che verranno da Insight con quelli delle molte missioni che si sono finora avvicendate.

Insight studierà quelli che gli scienziati chiamano i segni vitali di Marte, a incominciare dalla temperatura per finire con il monitor sulla attività dei terremoti, che dovremmo ovviamente chiamare martemoti. Da questi, infatti, e dalla trasmissione delle onde sismiche si pensa di capire come è formato l’interno del pianeta, decisamente diverso dal nostro. Sulla Terra, infatti, i terremoti vengono provocati dal fatto che i continenti si spostano, grazie alla cosiddetta tettonica a zolle, mentre su Marte non esiste questo fenomeno Possiamo comunque avere lì dei terremoti, per esempio in seguito allo spostarsi di magma all’interno o per la frattura della crosta. Una volta che dovesse succedere qualcosa del genere, un martemoto, gli strumenti lo misureranno e la trasmissione delle onde d’urto e sonore ci farà capire di che cosa è fatto l’interno di Marte e anche come è strutturato. Qualcosa di simile, per banalizzare, a quel che facciamo quando d’estate bussiamo su angurie o meloni per capire dal suono se siano buoni o meno.

Oltre a tutto quello che serve per funzionare, come per esempio impianti di trasmissione e di supporto dell’energia, Insight ha a bordo due importantissimi strumenti: un sismografo talmente sensibile che deve essere mantenuto all’interno di una camera a vuoto, che poi è lo strumento che ha causato il ritardo di ben 26 mesi nel lancio di questa importante missione per un difetto che non si è riusciti a riparare in tempo per sfruttare la finestra di lancio nel 2016 e un secondo strumento, un package per la precisione, che verrà posizionato a cinque metri dalla piattaforma, una volta che sarà atterrata, e misurerà in modo continuativo calore e temperatura. Per capire il ritardo dovuto all’inconveniente del sismografo occorre ricordare che Terra e Marte si trovano nella posizione ottimale per il lancio di una missione ogni due anni e due mesi.

Un altro accurato esperimento, anche questo molto importante, utilizzerà invece la struttura di comunicazione del satellite capace di determinare la posizione la sua posizione con una precisione di 10 cm rispetto alla Terra. Se quindi questa posizione varierà potremo saperlo con un’eccellente precisione e potremo scoprire così eventuali ondulamenti dell’asse di rotazione di Marte.

Insight pesa al lancio 558 chilogrammi e, nonostante sia sostanzialmente la copia, per la parte fondamentale della struttura, di un satellite precedente che ha lavorato nel 2008, Phoenix sempre di NASA, costa parecchio: 814 milioni di cui oltre 160 per il lancio, ma si sa che NASA considera Marte il “suo” pianeta, e non bada a spese.

Con questa missione NASA torna a fare la parte del leone, non solo ma, con una zampata degna di una agenzia che ha fatto la storia delle missioni spaziali, prende posizione in modo imperativo nel convulso e un po’ strombazzante mondo della nuova Space Economy, basata su costi bassi e un nuovo approccio tecnologico. Spedisce infatti assieme a Insight su Marte due nano satelliti per comunicazioni, chiamati Wall-e ed Eva, che faranno da ponte per comunicazioni precise e potenti fra la piattaforma atterrata su Marte e il Deep Space network dell’Agenzia americana. È la prima volta che nano satelliti vengono mandati nel cosiddetto spazio profondo e non praticamente dietro casa a poche centinaia di chilometri dal suolo terrestre- Questo è forse. dal punto di vista dell’economia della gara per l’innovazione, il dato di gran lunga più interessante.

Se invece il satellite principale troverà la sua strada per Marte, riuscirà ad arrivarci e mettersi nell’orbita giusta per far atterrare la piattaforma, bene tutto questo sarà merito soprattutto dell’Italia. Anche questo satellite, infatti, utilizza il navigatore stellare costruito da Leonardo, negli stabilimenti di Campi Bisenzio: un telescopio compatto che osserva un catalogo di 3000 stelle brillanti con 10 osservazioni al secondo permette di dire al satellite dove è e dove sta andando, cosa non facilissima in mare figuriamoci in mezzo allo spazio dove non c’è né alto né basso, né nord e né sud. Leonardo ha una posizione leader in questo campo con 800 di questi navigatori stellari montati su altrettanti satelliti, come quelli della costellazione Iridium per esempio.

Un’altra importante missione americana quindi, considerato anche che sulla superfice marziana da anni continua a scorrazzare il rover robotico Curiosity, che cammina, fotografa, trapana il suolo, analizza. Dall’alto della sua orbita attorno al pianeta la sonda europea Exomars ha iniziato a spedire le prime immagini ad altissima risoluzione del suolo, veramente incredibili, grazie alle quali, oltre che studiare il pianeta, si determinerà al meglio la zona dove il rover europeo, un vero e proprio laboratorio di analisi fisico chimiche semovente, dovrà arrivare nel 2021. La gara con Nasa continua, per il momento vincono loro.