Online come ci comportiamo? Forniamo i nostri dati sensibili? Ci limitiamo a nome, cognome e sesso. O andiamo oltre, diciamo di più, diamo con disinvoltura carta di credito, informazioni personali sui nostri gusti, ci esprimiamo sul web senza remore. In altre parole, come governiamo la nostra privacy online?

In questa infografica realizzata da Eurostat sono perse in considerazione le risposte a un questionario. I dati sono in percentuale sulla popolazione da 16 a 74 anni e sono relativi al 2016. 

I risultati dell’indagine. Il 71% fornisce informazioni online. Sei utenti su dieci si limita ai dati che servono per essere contatti, si scende al 51% se si considerano i dati personali come nome, data di nascita o numero di carta di identità; si scende ancora al 40% se si passa ai pagamenti online, come la carta di credito o il conto bancario. Più di un quinto (22%) aveva fornito altre informazioni personali come le foto, la geolocalizzazione o informazioni relative alla loro salute, occupazione o reddito. Stupisce quindi il dato finanziario. Sarebbero quindi in media ancora pochi gli utenti del commercio elettronico.

Le generazioni più giovani sembrano fornire informazioni personali in linea più facilmente: più di tre quarti (78%) degli utenti di Internet dai 16 ai 24 anni hanno condiviso informazioni personali in linea, rispetto al 57% degli utenti di 65-74 anni.

L’Europa dell’anonimato. Più interessanti sono i dati relativi alle abitudini di navigazione online. L’Europa ci tiene, e anche molto alla propria privacy. Due europei su dieci scelgono infatti di usare il browser internet in incognito. Cosa vuol dire? Significa attivare dei software che ci rendono invisibili alle aziende e ai siti.  La navigazione in incognito è una funzione inclusa in tutti i principali browser Web che consente di navigare in Internet senza lasciare tracce sul computer o sul device portatile in uso. Questo significa che gli indirizzi dei siti visitati non compaiono nella cronologia e non vengono memorizzate sul dispositivo impiegato informazioni quali i cookie, i suggerimenti per le ricerche o i dati inseriti nei moduli.

Sebbene in apparenza possa presentare delle analogie, la navigazione in incognito non va assolutamente confusa con la navigazione anonima offerta da sistemi come Tor o dai proxy, i quali consentono di camuffare la propria identità online agendo sull’indirizzo IP del computer: sarebbe un gravissimo errore commesso a scapito della propria privacy.

Siamo quindi dalle parti del controllo dei propri dati personali. Quasi la metà degli utenti di internet (46%) nell’Ue non ha consentito l’utilizzo di informazioni personali per scopi pubblicitari e il 40% ha limitato l’accesso al proprio profilo o contenuto nei siti di social networking. Altre azioni intraprese sono state la lettura delle dichiarazioni sulla privacy prima di fornire informazioni personali (37%), verificando che il sito sia sicuro (37%), limitando l’accesso alla posizione geografica (31%) e richiedendo siti web per aggiornare o eliminare informazioni personali immagazzinate in linea (10 %).

Tra gli Stati membri dell’UE, la quota degli utenti di Internet che avevano intrapreso almeno una delle azioni di cui sopra era la più alta a Lussemburgo (91%), Finlandia (87%) e Danimarca (85%).

 

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