Il settore radiotelevisivo sembra aver riassorbito il colpo della crisi e volta pagina. I dati elaborati da R&S Mediobanca sui bilanci 2012-2016 (e i primi numeri sul 2017) dei principali 5 operatori tv italiani mostrano ricavi in crescita nel 2016 rispetto all’anno prima, anche se a prevalere è l’effetto canone che impatta positivamente sui ricavi Rai, dopo l’inserimento nella bolletta elettrica proprio a partire dal 2016. Già dal 2017, però, tornerà il segno meno. Trend positivo, comunque, anche in Europa nei cinque anni. Il mercato resta fortemente concentrato, con i primi 3 operatori (Mediaset, Sky e Rai) che valgono il 90% del totale dei ricavi anche se, in termini di ascolti, il loro impatto scende a poco più del 70%.  Qui il link ai dettagli della ricerca.E qui l’articolo sul .com

 

 

 

. Il mercato resta fortemente concentrato, con i primi 3 operatori (Mediaset, Sky e Rai) che valgono il 90% del totale dei ricavi anche se, in termini di ascolti, il loro impatto scende a poco più del 70%
In termini di ricavi, tra i maggiori gruppi europei del servizio pubblico spiccano la britannica BBC e la tedesca ARD: nel 2016 hanno registrato circa il doppio dei ricavi di Rai e di France Télévisions. Rai però, insieme a Rtvce, è quella che registra la crescita maggiore. Anche per redditività industriale si distingue Rai, seguita da ARD e France Télévisions. Sul fronte patrimoniale, RTVE e France Télévisions appaiono finanziariamente più solide mentre BBC e Rai registrano un indebitamento finanziario superiore ai mezzi propri. Per quanto riguarda gli investimenti, Rai ne effettua meno della metà di France Télévisions e BBC, ma più di RTVE.
Il canone italiano è quello con il valore unitario più basso e la Rai è la TV pubblica che vanta il primato degli indici d’ascolto: nel 2016 abbiamo pagato 100 euro a testa, alla Rai ne sono rimasti 83; nel 2017 paghiamo 90 euro e 74 restano alla Rai (il resto va allo Stato). In Francia il canone è di 136, nel Regno Unito di 169,9 e in Germania di 215,8. Niente, in confronto ai circa 400 euro della Svizzera. Il basso canone unitario italiano è parzialmente compensato dalla pubblicità, non presente sulle reti BBC e RTVE, e limitata per quantità e fasce orarie in Francia e Germania.
Prosegue il trend di ridistribuzione delle quote di ascolto dalle reti generaliste ai canali tematici: nel quinquennio 2012-2016, da una parte è in crescita costante il numero dei telespettatori che seguono programmi televisivi trasmessi sia dai canali di nuovi operatori (per esempio +3,9 punti percentuali di Discovery), sia dai canali specializzati digitali di Rai e Mediaset (rispettivamente +0,7 p.p. e +1,4 p.p.), dall’altra sono in calo le quote di ascolto delle reti generaliste (-3,7 p.p. per Mediaset e -3,8 p.p. per Rai).
La TV in chiaro resta ancora la fonte principale dalla quale i cittadini reperiscono le notizie mentre la pay tv si configura come una fonte d’informazione di nicchia. Sky TG24, il principale telegiornale dell’offerta televisiva a pagamento, raggiunge valori di ascolto decisamente inferiori rispetto ai TG diffusi sui principali canali in chiaro, con una quota di ascolto che, in tutte le fasce orarie considerate, rimane al di sotto dell’1%. Rai, in prima battuta, e Mediaset rappresentano ancora i due principali editori a informare i cittadini sull'attualità.

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