Il compenso medio dei dirigenti italiani della pubblica amministrazione nel 2015 è stato di 395.400 dollari (circa 347.000 euro), il più alto dopo l’Australia nell’area Ocse, che registra in media 231.500 dollari (circa 203.000 euro). Lo afferma l’organizzazione nell’ultimo report sulla P.a.

Alti anche i compensi per i ruoli di segreteria: 55.600 dollari all’anno contro i 52.700 della media nei paesi appartenenti all’organizzazione. Contenuti gli stipendi degli impiegati pubblici con competenze specifiche, che percepiscono in media 67.900 dollari all’anno, una cifra più bassa rispetto agli 88.700 dollari nella zona Ocse

Qui nell’Info realizzata da Ocse si possono paragonare gli stipendi sulla base delle differenti funzioni e incarichi nella Pa. Basta inserire sotto il Paese e si può colorare nella scala la poszione dell’Italia rispetto alla media Ocse e a un Paese specifico.

Come si legge anche nell’articolo del Sole 24 Ore.com, l’Italia, ad esempio, è seconda solo alla Germania nell’Ocse per indipendenza delle autorità di regolamentazione dei principali settori di rete. Sui conti pubblici – rileva lo studio – il deficit dell’Italia è migliorato, passando dal 5,3% del 2009 al 2,7% nel 2015, migliore del 2,8% medio Ocse, ma a causa della duplice recessione il debito resta molto elevato, avendo raggiunto nel 2015 il 157,5% del Pil – in base alle definizioni Ocse – contro una media del 112% ed è il terzo peggiore dell’area, dopo Giappone e Grecia. Il pagamento degli interessi sul debito e’ stato pari al 4% del Pil nel 2015, inferiore solo al 4,2% portoghese.

La spesa pubblica nel 2015 è stata pari al 50,5% del Pil contro il 40,9% Ocse ed e’ stata assorbita per il 42,6% dalla protezione sociale contro il 32,6% medio Ocse.

Ai servizi pubblici generali e’ andato il 16,6% contro il 13,2% Ocse, mentre all’istruzione e’ stato destinato il 7,9% sotto la media Ocse che e’ del 12,6% e alla sanita’ il 14,1% contro il 18,7%. Nel welfare il 64,3% della spesa va alle pensioni contro il 53,5% Ocse. Agli investimenti pubblici e’ andato solo il 2,1% del Pil nel 2016, in calo dal 2,3% del 2015, contro una media Ocse del 3,2%.

Passando alla forza lavoro pubblica, il rapporto sottolinea che l‘Italia ha la più alta quota tra i Paesi industrializzati di dipendenti statali ultra-55enni, con il 45% contro il 24% medio e la minore proporzione (2%) di giovani tra i 18-34 anni che lavorano per il Governo centrale.

 I dipendenti pubblici, per altro, sono il 13,6% dell’occupazione totale in Italia, contro il 18% medio Ocse. Anche per le mansioni di segreteria la Pa italiana è più generosa della media Ocse, mentre lesina sui compensi dei professionisti, cioè i dipendenti pubblici con competenze tecniche specifiche (67.900 dollari contro 88.700).

Sulla sanità. Nel 2016 solo il 49% degli interpellati nei sondaggi si dichiarava soddisfatto dei servizi sanitari. Il dato, che relega l’Italia al sestultimo posto nell’Ocse, è in calo dal 56% del 2007 e si confronta con il 70% medio Ocse.

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