Nel 1995 il 16% del reddito lordo delle famiglie italiane veniva risparmiato. Ventidue anni dopo, nel 2017, tale percentuale è crollata al 2,4%, secondo i dati raccolti dall’Ocse. Certo, nel frattempo le condizioni economiche sono drasticamente mutate: l’abbassamento del costo del denaro, la creazione della moneta unica e la crisi economica che ha colpito duramente dieci anni fa, hanno contribuito pesantemente a questo mutamento nelle abitudini delle famiglie.

Tuttavia non possono essere questi i soli fattori a spiegare il fenomeno così marcato, visto che Francia e Germania, tanto per citare due paesi che, pur con diversi esiti, hanno avuto le stesse condizioni, sono riuscite nel mantenere tassi di risparmio più o meno sugli stessi livelli, al 10% circa del reddito lordo disponibile. E in ogni caso la media dei paesi che adottano la moneta unica presenta un valore doppio del tasso di risparmio rispetto all’Italia.

L’immagine che spesso si ha della famiglia del bel paese “previdente”, che mette da parte una parte consistente dei guadagni del proprio lavoro, è solo un ricordo. Oggi i campioni del risparmio, le famiglie “formichine”  – almeno tra i paesi Ocse – si trovano oramai in Svizzera, Cina e Svezia.

 

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