Nel 2016 la polarizzazione già vista negli scorsi anni è proseguita, in linea con il trend mondiale di distribuzione della ricchezza: nel 2016 i clienti di beni di fascia alta sono stati 415 milioni e hanno speso 860 miliardi di euro. Ma è al 4% di loro, 17 milioni di persone, che va attribuito il 30% della spesa totale.

Si prevede comunque che il numero totale di consumatori passi da 415 a 490 milioni nel 2023 e che la spesa arrivi a 1.185 miliardi di euro: non sono più le crescite a due cifre degli anni passati, ma si tratta pur sempre di un aumento sul quale i marchi del lusso possono contare.

Le priorità del retail di lusso oggi sono l’aumento della produttività, ottenuta con innovazione di prodotto più rapida, integrazione dell’offerta digitale nel punto vendita e negozi più compatti. L’obiettivo è stupire e catturare l’attenzione dei clienti, specie dei Millennials che rappresentano il futuro del lusso. È proprio questa categoria di consumatori a imporre i cambiamenti. Si stima infatti che il lusso esperienziale crescerà del 6-7%, qualche punto in più rispetto a quello tradizionale e il 50% dei consumer di tutto il mondo percepisce un disallineamento tra prezzo e valore del prodotto.

Molto importante la “virata” dei top spender verso il casual di lusso: le snaker da 4-500 euro, che sono passate da 0.9 miliardi del 2009 ai 3 miliardi del 2016; o i piumini da mille euro, segmento in cui Moncler ha fatto scuola e resta leader e che in sette anni è aumentato da 0,5 a 2 miliardi di euro. Nessuna altra categoria ha mostrato simili tassi di crescita (+400%). Risulta cruciale anche il monitoraggio dei social media: il passaparola digitale è il primo fattore di acquisto.

Articolo sul Sole 24 Ore del 17 febbraio a pagina 13

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