Un consiglio: gustati il caffè che stai bevendo, finché puoi, perché da qui a qualche anno la pianta dalla quale si ricava la “droga” psicoattiva più popolare al mondo potrebbe essere estinta. Questo lo scenario prospettato per il futuro dal World Economic Forum. Secondo uno studio pubblicato nel 2017, infatti, i cambiamenti climatici stanno minacciando le principali aree di coltivazione della pianta mettendo così a rischio estinzione la specie attualmente utilizzata per produrre il 20-25% dei chicchi di caffè.

Come funziona? La mappa consente di esplorare diversi scenari nei quali verificare come si modificherà nel tempo la geografia della sicurezza alimentare nei vari Paesi, sulla base di differenti livelli di emissioni di gas serra e di adattamento ai cambiamenti del clima.

L’indice di vulnerabilità, calcolato per ciascuno Stato, è basato sull’esposizione al rischio climatico e alla capacità dei singoli Paesi di far fronte agli shock alimentari.

Scegliendo quindi tra emissioni basse, medie o alte e tra un grado di adattamento alto, medio o nullo, e selezionando il periodo di riferimento (2050 o 2080) potrete visualizzare uno dei possibili scenari futuri. La mappa consente poi di fare un confronto con la situazione attuale.

 

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Il riscaldamento globale non impatta solo in modo diretto sulle condizioni climatiche, ma anche indirettamente sulla salute delle piante e dei rispettivi frutti. Un problema sicuramente rilevante che determina la necessità di modificare le nostre abitudini alimentari.

Nella mappa è possibile vedere – selezionando tra diversi livelli di emissioni di gas serra e differenti gradi di adattamento dell’ambiente – come si evolveranno entro il 2050 (o 2080) le prospettive legate alla sicurezza alimentare in riferimento ai cambiamenti climatici, cioè la capacità di garantire in modo costante e generalizzato acqua e cibo per soddisfare il fabbisogno energetico necessario per la sopravvivenza.

Oltre al caffè, sono ben 11 le specie vegetali a rischio di estinzione. Vediamole rapidamente.

 

AVOCADO E CECI

Cos’hanno in comune? Una sete fuori dal normale.

Il frutto più condiviso su Instagram negli ultimi mesi necessita di circa 273 litri di acqua per riuscire a crescere. Mentre ne servono oltre 6 litri per produrre appena 2 etti di ceci.

Una richiesta difficile da sostenere nel lungo periodo, che porterà la produzione a diminuire notevolmente nei prossimi anni.

 

CIOCCOLATO

Ebbene sì, golosi di tutto il mondo unitevi. Secondo uno studio dell’International Center for Tropical Agriculture l’estrema volatilità delle temperature nei principali Paesi produttori di cacao rischia di far diminuire notevolmente la produzione entro il 2030. Per crescere, infatti, queste piante hanno bisogno di condizioni climatiche molto particolari, caratterizzate da un elevato livello di umidità.

 

UVA E VINO

La produzione di vino nei prossimi 50 anni potrebbe arrivare a ridursi fino all’85% dei volumi attuali a causa dell’innalzamento delle temperature nelle principali regioni produttive. Resta però una speranza: ad oggi delle 1.100 varietà di vitigni solo una minima parte viene utilizzata dall’industria vitivinicola, che potrà continuare a sopravvivere solo sfruttando anche le altre specie esistenti.

 

FRAGOLE, PESCHE, ALBICOCCHE, CILIEGIE E PRUGNE

Frutti estremamente delicati, che richiedono – per crescere e maturare – condizioni metereologiche e temperature abbastanza costanti (tra i 25 e i 30°). Esigenze sempre più difficili da soddisfare che stanno portando a una notevole riduzione della produzione e all’aumento dei prezzi.

 

SCIROPPO D’ACERO

Un alimento molto amato dagli americani ottenuto dalla linfa dell’albero che viene spinta fuori dalla corteccia grazie alla pressione provocata dal cambiamento di temperatura tra giorno e notte (quando si arriva anche al di sotto dello 0 termico). Un processo estremamente complicato, reso ancora più difficile dal surriscaldamento globale.

 

BANANE

Condizioni climatiche moderate e consistenti quantità di acqua fanno anche della banana un frutto con esigenze estremamente rigide. L’aumento delle emissioni di gas serra e le condizioni climatiche instabili e sempre più imprevedibili stanno già mettendo a dura prova la produzione di questo alimento.

 

ARACHIDI

L’insofferenza sia ad un clima con scarse precipitazioni sia, all’opposto, a piogge troppo abbondanti rendono anche le noccioline una coltura estremamente capricciosa. Negli ultimi anni le ondate di caldo e siccità hanno distrutto intere coltivazioni di arachidi nei principali Paesi produttori dell’America del Sud.

 

SOIA, MAIS, RISO E GRANO

Tuttavia, la sfida più grande è rappresentata proprio dal rischio nel quale versano le coltivazioni di questi ultimi prodotti, che costituiscono la base dell’alimentazione umana e sono difficilmente sostituibili. Per la soia – fonte principale di proteine vegetali non solo per l’uomo, ma anche per gli animali – si prospetta una riduzione di circa il 40% entro il 2100.

Infine, anche grano, mais e riso – che valgono il 51% delle calorie introdotte a livello mondiale e il cui consumo è previsto in aumento del 33% entro il 2050 – rischiano un calo della produzione a causa dei cambiamenti climatici.

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