L’anno scorso la Francia ha riportato il suo deficit/Pil al di sotto della soglia del 3% e quest’anno dovrebbe farlo anche la Spagna. Mentre Olanda e Germania viaggiano da tempo su equilibri di finanza pubblica molto migliori degli obiettivi minimi previsti dalle regole europee. Non male per quattro paesi con un debito/Pil sotto il 100% ed economie in espansione. Anche dalla loro convergenza (o permanenza) sul target del pareggio di bilancio dipende la forza dell’euro e dell’economia dell’intera area. E l’Italia, che un deficit/Pil sotto il 3% ce l’ha da qualche anno? Come si giocherà la partita dei conti pubblici 2018-2019?

Guardando al focus dell’Ufficio parlamentare di Bilancio sui Programmi di Stabilità e convergenza presentati in giugno dai paesi dell’Unione non si trova una risposta. Prima di tutto perché il documento programmatico presentato a Bruxelles dal vecchio governo è a legislazione vigente, dunque a bocce ferme. E prevede per l’anno prossimo un calo del deficit/Pil allo 0,8% (dal 1,6% programmato per quest’anno) e un calo del debito/Pil al 128% (dal 130,8% di quest’anno). Sono obiettivi ambiziosi, che si raggiungono aumentando l’Iva e le accise, come previsto dalle clausole di salvaguardia che il nuovo governo ha però giurato di disinnescare (servono 12,4 miliardi per il 2019 e 19 miliardi dal 2020), e soprattutto se le ipotesi fatte sulla crescita dell’economia si realizzeranno.

Il punto è proprio questo: quest’anno secondo la maggioranza dei previsori mancherà un punto di Pil nominale (pil reale + deflatore) e dunque è assai difficile immaginare che il debito/Pil si collochi un punto sotto il livello dell’anno scorso. Figuriamoci per scendere al 128% nel 2019 o, addirittura, al 122% programmato per il 2021.

La regola del debito, che già l’anno scorso l’Italia non ha rispettato, tornerà dunque ad essere il vero pomo della discordia al tavolo della prossima primavera, quando la Commissione valuterà i paesi che si sono discostati dagli obiettivi di graduale riduzione.

Ma l’Italia, con un debito/Pil ben superiore al 100%, soglia superata solo da Cipro e Portogallo (la Grecia non la consideriamo visto che il programma di aiuti finanziari in corso si chiude in agosto), potrebbe andare anche oltre. Il governo Conte non ha ancora scoperto le sue carte ma ha fatto capire che un deficit/Pil allo 0,8% l’anno prossimo è troppo basso. Che frenerebbe una congiuntura in via di indebolimento e che, dunque, bisognerà fare di più. Si dice almeno un punto in più (al 1,8%) confermando così un’impostazione di bilancio espansiva nell’anno in cui la maggioranza degli altri paesi europei adotteranno una fiscal stance leggermente restrittiva, in linea con le raccomandazioni dello European Fiscal Board. Insomma, faremo più deficit e, quindi, più debito. O almeno questa è l’idea.

Per capire quanto divergeremmo, in questa prospettiva, allora sì che diventa utile uno sguardo e qualche clic sulla grafiche dinamiche proposte dall’Ufficio parlamentare di Bilancio. Tenuto conto che l’anno prossimo non ci sarà più nemmeno la politica monetaria accomodante che abbiamo conosciuto finora, l’impressione è piuttosto significativa.

 

 

L’infografica “Le politiche di bilancio nei paesi UE”, realizzata in occasione della pubblicazione Focus n. 7 “Una panoramica delle strategie di bilancio nei Programmi di stabilità e convergenza 2018 dei paesi della UE”, illustra il quadro delle strategie di bilancio che i paesi UE hanno presentato lo scorso aprile e sulla base dei quali il Consiglio dei Ministri finanziari della UE (ECOFIN) ha approvato il 22 giugno le raccomandazioni specifiche per paese che sono esaminate dai Capi di Stato e di Governo in occasione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno.

 

Si può visualizzare la mappa Stato per Stato oppure la graduatoria dei vari Stati in base alla variabile scelta per ogni anno e per ogni fonte o documento.

 

Secondo le stime dei Programmi di stabilità e convergenza, l’Italia avrebbe nel 2018 un saldo primario tra i più alti nella UE, pari a 1,9 per cento di PIL, quasi il doppio della media UE, pari a 1 per cento di PIL.

 

Nonostante il sostanzioso saldo primario positivo, l’Italia mostrerebbe nel 2018 un saldo nominale negativo, pari a -1,6 per cento di PIL, inferiore al saldo nominale medio nella UE, sempre negativo e pari a -0,9 per cento di PIL, circa la metà di quello italiano. L’elevato debito pubblico in Italia è atteso infatti assorbire considerevoli risorse a causa degli interessi, pari a 3,5 per cento di PIL.

 

Infatti l’Italia, pur proseguendo la riduzione del rapporto debito/PIL, si confermerebbe il paese con il debito pubblico più elevato nel 2018 (esclusa la Grecia), pari a 130,8 per cento di PIL, di gran lunga superiore alla media UE, pari a 80,2 per cento di PIL. Ciò è dovuto anche al fatto che la crescita del PIL nel 2018 in Italia risulterebbe la più bassa nella UE, pari a 1,5 per cento, molto più bassa della media UE pari a 2,4 per cento.

 

Il saldo strutturale dell’Italia, usato per le regole nazionali e della UE, sarebbe negativo e pari a      -1,5 per cento di PIL nel 2018, inferiore alla media UE, negativa e pari a -1 per cento di PIL, ma non di molto.

Testo a cura di Ufficio parlamentare di Bilancio

 

 

 

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