Le benzodiazepine, una classe particolare di psicofarmaci, ha rappresentato nel 2017 la prima voce di spesa fra i farmaci di classe C, cioè a carico del cittadino: 348 milioni di euro spesi. Spendiamo per il trattamento dell’ansia più di quanto spendiamo per curare la disfunzione erettile, al secondo posto con 255 milioni di euro e di quanto spendiamo in contraccezione (preservativi esclusi), cioè 250 milioni di euro.
L’ultimo rapporto OSMED di AIFA pubblicato a luglio ha contato nel 2017 47,9 DDD/1000 ab die (dosi assunte per 1000 abitanti ogni giorno), di cui 25 DDD di benzodiazepine con funzione ansiolitica, 18 DDD con funzione ipnotica e 4,3 sedativa. Si tratta di un consumo in crescita negli ultimi anni. Fra le sostanze che vanno per la maggiore, con 13 DDD/1000 ab die primeggia come consumo il lormetazepam (noto con il nome commerciale di Minias), impiegato esclusivamente per i disturbi dell’addormentamento e della continuità del sonno su base ansiosa. A seguire con 10 DDD/1000 ab die troviamo il lorazepam (noto con il nome commerciale di Tavor o Control), prescritto contro ansia e insonnia. Infine, al terzo posto si trova con 8,7 DDD/1000 ab die l’alprazolam (noto con i nomi commerciali di Xanax, Frontal, Valeans o anche come farmaco equivalente).

Un aspetto interessante riguarda le differenze regionali nella prescrizione di benzodiazepine: più frequenti al nord, in particolare in Liguria, Piemonte e Veneto. Tutto il centro sud tranne la Sardegna mostra una prevalenza inferiore alla media nazionale. La regione con meno prescrizioni è la Basilicata con 26 DDD/1000 ab die, mentre in Liguria si tocca quota 74,9.
Le cifre riportate da OSMED non parlano di numero di persone che assumono i farmaci, ma di dosi assunte per unità di tempo e per 1000 abitanti. Il motivo – spiega la stessa AIFA – è consentire di confrontare i volumi di prescrizioni relativi a popolazioni diverse (regioni, paesi), ma anche di ottenere una stima approssimativa dell’esposizione ad un determinato farmaco o gruppi di farmaci in una popolazione. Se volessimo comunque provare a stimare il numero di italiani che fanno uso di benzodiazepine potremmo dire che se sono state prescritte 47,9 DDD ogni mille abitanti allora sarebbero 47,9 le persone su 1000 che l’hanno assunto, cioè il 4,7% del totale di una popolazione avrebbe ricevuto in media ogni giorno una dose di benzodiazepina per un anno. Tuttavia si tratta di una stima poco utile, credibile solo per i farmaci che vengono usati continuativamente e a lungo termine.
Nella gestione dei problemi legati ad ansia, depressione e patologie psichiatriche, accanto alle benzodiazepine ci sono gli antidepressivi e gli antipsicotici. Dei primi, cioè fra gli antidepressivi, sono state prescritte nel 2017 40 dosi giornaliere per 1000 abitanti, mentre fra gli antipsicotici 9,3 dosi.

Fra gli antidepressivi i più prescritti troviamo a pari merito la sertralina (nota con il nome commerciale di Zoloft e Lustral) e la paroxetina con rispettivamente 7,9 e 7,8 dosi giornaliere per 1000 abitanti. Entrambi sono usati per il trattamento della depressione e dell’ansia, come attacchi di panico e disturbo ossessivo-compulsivo. L’uso della sertralina è in crescita dal 2013 a oggi: siamo passati da 7 a 7,9 DDD/1000 ab die. A seguire con 7,3 dosi l’Escitalopram (noto con i nomi di Cipralex o Entact).
Interessante l’incremento nella prescrizione di trazodone (nome noto come Trittico) una sostanza psicoattiva usata per il trattamento di depressione e insonnia e spesso associato agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
Per quanto riguarda invece gli antipsicotici, i più prescritti sono l’olanzapina, (commercializzato come Zyprexa, e come farmaco generico col nome di Olanzapina Angenerico) per il trattamento della schizofrenia e del disturbo bipolare, e la quetiapina (nome commerciale Sequase), rispettivamente con 2 e 1,8 dosi.
A quanto pare per antidepressivi e antipsicotici non si assiste al gap nord-sud che si osserva nella prescrizione di benzodiazepine.

Insomma, anche lasciando da parte gli antipsicotici, sono in molti e sempre di più coloro che assumono farmaci per gestire la propria ansia, l’insonnia che ne deriva o forme di depressione. E soprattutto, si tratta di patologie che colpiscono maggiormente, come è prevedibile, i gruppi sociali più svantaggiati. In particolare a essere colpite da questo tipo di problema sono le persone meno istruite e quelle di status economico più svantaggiato. Lo mostra una ricerca di Istat relativa al 2015,  inattivi e disoccupati tra i 35-64 anni sono spesso soggetti a disturbi di depressione o ansia cronica grave (rispettivamente il 10,8% e l’8,9%) rispetto ai coetanei occupati ( soffre di questo disturbo il 3,5%). Inoltre soffre di depressione l’8,3% di chi ha un basso titolo di studio contro il 2% di chi ha un titolo di studio alto, mentre quanto ad ansia cronica grave, colpisce il 6,4% di chi ha un livello alto di istruzione e l’1,8% di chi ha un altro livello di istruzione.

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