Continua il rallentamento della produttività del lavoro. Lo rileva Ocse sottolineando che il combinato disposto del calo della produttività che continua dal 2008 con il ristagno degli investimenti sta colpendo la produzione di Pil e quindi la crescita e con essa le nostre condizioni materiali di vita. Più nello specifico nei paesi Ocse, la produttività del lavoro nel settore manifatturiero è rallentato più marcatamente negli ultimi anni, in Repubblica Ceca, Finlandia e Corea del Sud. Se si guarda al settori sono i servizi a soffrire di più in particolare in Estonia, Grecia e Lettonia. Meno grave è la situazione in Gran Bretagna. Quanto alla produttività del lavoro, se ci concentriamo sui Paesi del G7, il risultato migliore lo troviamo negli Stati Uniti dove il livello del Pil per ora lavorata è stato 68,3 (in dollari a parità di potere d’acquisto) nel 2015, seguita dalla Francia a 67,5 e Germania al 66,6. Giappone, a 45,5 dollari, ha avuto il livello più basso nel G7, al di sotto della media OCSE di 51,1 dollari. L’Italia è a 47,4. Da rilevare, si legge nel rapporto, che nel settore dei servizi, le piccole imprese hanno in generale mostrato una crescita della produttività più forte rispetto alle grandi imprese. Al tempo stesso le Big company hanno mostrato risultati migliori in termini di ritmo di crescita dell’occupazione. Nel settore manifatturiero, la crescita della produttività è stata simile tra piccole e grandi aziende simili.

Nell’Info Data realizzata da Ocse è possibile comparare la produttività del lavoro di Italia, Giappone, Uk, Canada, Francia e Usa. Lo studio fornisce dati comparativi fino al 2015 su tutti gli aspetti di produttività per ogni economia OCSE comprese le tendenze della produttività a lungo termine.

Qui invece abbiamo il quadro riassuntivo di come è cambiata la produttività del lavoro negli anni.

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