In linea generale si potrebbe dire che si concentrino nei capoluoghi di provincia, al massimo nell’immediato hinterland. E sì, guadagnano in media di più di chi invece ha un contratto da dipendente. Anche se i dati sulle dichiarazioni Irpef pubblicati dal ministero dell’Economia restituiscono un quadro parziale. Se la stima, infatti, è che i lavoratori autonomi in Italia siano intorno ai 5 milioni, nei dataset scaricabili dal sito del Mef le dichiarazioni per redditi da lavoro autonomo presentate nel 2017 sono 764mila. Questo anche perché per alcuni comuni non sono disponibili dati.

 

Anche con informazioni parziali, però, è possibile tentare di costruire un profilo dei lavoratori autonomi italiani. E il primo passo consiste nel comprendere dove vivano. Ora, stando ai dati del Mef, nel 2017 in media solo l’1,87% dei contribuenti italiani ha dichiarato un reddito da lavoro autonomo. In questa mappa sono rappresentati in arancione quei comuni in cui la percentuale è superiore alla media, in azzurro quelli nei quali è inferiore:

 

 

Il colpo d’occhio restituito dalla mappa vede le percentuali più alte concentrarsi nei capoluoghi di provincia e nei comuni della cintura. Tanto che succede che a Cusago, poco meno di 4mila abitanti a 11 chilometri dal centro di Milano, il dato sia addirittura maggiore che nel capoluogo lombardo. Per la cronaca, si tratta del 5,18% di redditi da lavoro autonomo contro il 4,35% registrato sotto la Madonnina.

 

Poi non mancano le eccezioni. La Valle d’Aosta ne è un esempio. Qui in quasi un terzo dei comuni la percentuale di redditi dichiarati da lavoro autonomo è superiore alla media nazionale. E lo stesso vale anche per la zona di Bardonecchia, la ‘stazione sciistica’ dei torinesi.

 

Ora, per gli autonomi il fatto di non avere ferie e malattie pagate, né tantomeno un Tfr, viene compensato da un maggior guadagno. E in linea generale questo assunto viene rispettato. In media nel 2017 i dipendenti hanno dichiarato in media 20.680,46 euro, contro i 41.762,44 euro di chi un capoufficio non ce l’ha. Sottraendo il secondo al primo, Infodata ha calcolato il valore del rischio. Ovvero la differenza di reddito determinata dalla scelta, che poi sia più o meno volontaria non è questa la sede per discuterne, di mettersi sul mercato in prima persona:

 

 

La stragrande maggioranza dei comuni italiani è colorato di verde. Questo significa che viene rispettato l’assunto generale per cui un libero professionista guadagna più di un dipendente. Ovviamente, parliamo sempre di medie. Interessante il caso dell’Alto Adige, dove gli autonomi guadagnano cifre decisamente più consistenti di chi ha un datore di lavoro. A Chienes, per fare un esempio, la differenza nei redditi dichiarati supera i 148mila euro.

 

Ancora più interessanti, invece, sono i casi di quei pochi comuni che sulla mappa si colorano di rosso. Questo significa che in questi territori l’imponibile medio dei dipendenti è superiore a quello dei liberi professionisti. Che quindi non vedono in un reddito maggiore la compensazione dei rischi legati alla loro attività lavorativa. E al fatto che non hanno quelle garanzie che vengono riservate ai dipendenti.

 

Stando sempre in Alto Adige, a Barbiano, la media dei redditi dichiarati dai liberi professionisti è di 2.232 euro, oltre 18mila euro in meno di quanto dichiarato dai dipendenti. Ancora una volta: si tratta di medie, mancano i dati di molti liberi professionisti e di alcuni comuni. E, senza voler accusare nessuno, occorre ribadire che i redditi sono quelli dichiarati.

 

Detto questo, c’è un ultimo elemento che si è scelto di tenere in considerazione. Si è trattato di incrociare il reddito dei dipendenti e dei liberi professionisti a livello comunale e di confrontarli con il valore medio nazionale. Il risultato è una mappa che dice dove si guadagni di più e dove di meno. Ma anche dove convenga di più, in termini di reddito, essere un dipendente o un libero professionista. Ovviamente, ammesso e non concesso che una scelta di questo tipo sia possibile.

 

 

Nel tentativo di rendere più significativa la mappa, Infodata ha inserito una fascia intermedia. All’interno della quale ricadono tutti i dati maggiori e minori del 10% rispetto al valore medio. La legenda al di sotto della mappa permette di orientarsi al meglio.

 

Intanto, due elementi abbastanza ovvi. Il Sud è una grande area omogenea colorata di bianco, la tinta che rappresenta le zone d’Italia nelle quali, sia che si sia autonomi sia che si abbia un datore di lavoro, si guadagna meno delle media. Le zone nere sono invece quelle più ricche, nelle quali cioè l’imponibile è superiore al dato nazionale sia per i dipendenti che per i liberi professionisti.

 

Le zone più interessanti, però, sono quelle gialle e quelle azzurre. Le prime sono quelle nelle quali gli autonomi guadagnano più della media nazionale, mentre i dipendenti hanno un reddito inferiore a quello generale. Succede, ad esempio, in alcuni comuni della Sardegna. E poi ci sono invece i casi in cui i liberi professionisti dichiarano meno della media nazionale. Mentre i dipendenti hanno un imponibile maggiore. Una circostanza molto diffusa, ad esempio, nella Toscana centro-settentrionale. Dove essere un dipendente è decisamente più conveniente, almeno in termini di reddito, che scegliere la libera professione.

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