La riforma del terzo settore chiede massima trasparenza sull’uso delle somme del cinque per mille dell’Irpef assegnate dai contribuenti. Un tesoretto da 491 milioni, conteso fra oltre 56mila enti. Quando la riforma sarà a regime, i beneficiari, a un anno dall’incasso, dovranno inviare ai ministeri di riferimento un resoconto di come hanno speso i fondi e pubblicare il documento sul proprio sito. Chi non lo fa, rischia una sanzione pari al 25% dell’importo ottenuto. Per ora, il rendiconto deve essere trasmesso solo da chi incassa più di 20mila euro.
 
Gli ultimi dati sul cinque per mille, riferiti al 2016, rivelano che solo per 39 organizzazioni il cinque per mille vale oltre un milione di euro. Per oltre 24mila enti, il contributo è sotto i mille euro. Si conferma una polverizzazione del contributo verso il basso, con la testa della classifica saldamente presidiata dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (64,5 milioni), da Emergency (13,5 milioni) e Medici senza frontiere (11,4 milioni).
 
Un altro dato consolidato è il grande peso delle firme generiche, cioè senza il codice fiscale di un ente, nella ricerca sanitaria: sono il 68% del totale. In testa alle Università, con oltre 800mila euro, c’è il Campus biomedico di Roma, Università privata e Policlinico che ha 25 anni di vita e supera atenei storici come Bologna e Milano.
 
Tra i Comuni, Gressoney Saint-Jean, in provincia di Aosta, ottiene da un solo contribuente un cinque per mille da 955 euro, contro un valore medio nazionale del cinque per mille di 35 euro. E la pinacoteca del Lingotto è stata premiata da quattro contribuenti, con un cinque per mille da oltre 4mila euro a testa.
 
 
Qui sotto trovi la classifica generale, navigabile (con la possibilità di cercare l’ente per nome e compare il dato delle scelte e del contributo assegnato).

 

 

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