Nella lotta tra i colossi dell’economia mondiale, sono vari i criteri con i quali è possibile stilare una classifica per ordinare realtà che movimentano miliardi e miliardi di dollari.

Brand Finance fornisce annualmente una sua particolare graduatoria incentrandola sul valore dei brand e conta i migliori 500 marchi a livello planetario.

Per arrivare a questo elenco, vengono presi in esame sia il valore dell’impresa che ne detiene la proprietà, sia il valore commerciale del marchio qualora questo sia uno dei vari registrati da una stessa impresa (specialmente per individuare le possibili connessioni con marchi affiliati), prendendo anche in esame il valore aggiunto che lo specifico brand porta con sé a differenza di un brand generico dello stesso settore.

L’ordine di grandezza per la stima del valore dei brand in cima alla classifica è da intendersi in miliardi di dollari: 150 per Amazon al primo posto, seguita da Apple a quota 146 e Google con 121.

Nell’infografica seguente, i top 500 marchi presenti in graduatoria sono stati suddivisi sia per continente nel radial bar chart in alto a destra, sia per nazione di provenienza nella mappa sulla destra.
Cliccando su uno specifico continente o sui singoli paesi nella mappa è possibile illuminare i soli brand di riferimento nel grafico in basso a sinistra in cui sono riportati tutti i marchi ordinati per valore (Amazon primo marker in alto a sinistra, BlackRock in 500esima posizione in basso a destra) e dei quali è anche indicato il valore in classifica per il 2017.

 

Appare evidente che la maggior parte dei brand è concentrata nel nord America a quota 206 (suddivisi tra 191 degli Stati Uniti e i 15 del Canada), con Asia (141) ed Europa a contendersi il secondo e terzo gradino del podio, mentre Australia (9) e America centro-meridionale (8) chiudono un elenco in cui, senza troppe sorprese, non figura l’Africa.

Nel continente asiatico, spiccano prevedibilmente Cina con 55 brand (ai quali si potrebbero aggiungere i 6 di Hong Kong e i 5 di Taiwan), Giappone (38), seguiti con un po’ di distacco dalla Corea del Sud (13).

In Europa invece, c’è una situazione maggiormente distribuita che vede al comando Francia con 33 marchi, affiancata da Regno Unito (29), Germania (24) nel terzetto di testa a cui poi fanno seguito Svizzera (quarta con 16) e l’Italia (quinta a quota 9).

A livello mondiale, come anticipato, il terzetto di testa è composto in ordine da Amazon, Apple e Google, tutte e tre di stampo chiaramente statunitense.

Nell’elenco dei primi dieci brand, a rompere il dominio a stelle e strisce, compaiono Samsung in quarta posizione (ma prima a livello asiatico) e ICBC (decima posizione e di provenienza cinese) che si infilano tra i colossi americani come Facebook, AT&T, Microsoft, Verizon e Walmart.

Per trovare i primi brand di stampo europea, bisogna scalare fino alla quindicesima posizione dove appare Mercedes-Benz (in crescita rispetto alla ventesima piazza del 2017) ed alla diciassettesima in cui si trova un altro brand dell’automotive tedesco come BMW, in discesa di un posto rispetto all’anno prima in favore di Toyota.

E per quanto riguarda l’Italia?

Il primo marchio dello stivale italico a comparire in classifica è Eni in 144esima posizione (in calo rispetto al 119esimo posto nel 2017), seguito a poca distanza da TIM (178°), Enel (180°) e Gucci (181°).
Gli altri cinque brand italiani che compongono la lista dei nove presenti in graduatoria sono Ferrari (259°), Generali (265°), Intesa San Paolo (342°), Poste Italiane (366°) ed infine Prada (472°).

Dando poi uno sguardo a quali sono le nazioni che detengono la proprietà dei primi 100 brand nell’elenco stilato da Brand Finance (grafico in basso a destra), dopo la prevedibile coppia di testa composta da Stati Uniti (46) e Cina (21), è la Germania a strappare la terza posizione con ben 10 marchi a fronte dei “soli” 24 complessivi.
Restando infatti nel continente europeo, sia Francia che Regno Unito, benché presenti in classifica con un numero maggiore di brand rispetto alla Germania, ne possono vantare un numero decisamente minore in top 100 (Francia solo due sui 33 complessivi e Regno Unito a quota quattro su 29).

 

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