Sono sempre più numerosi i cittadini non comunitari che ogni anno diventano italiani: da meno di 50 mila nel 2011 a quasi 159 mila nel 2015. L’identikit è di Istat che nei giorni scorsi ha pubblicato uno studio sui Cittadini non comunitari.  Al 1° gennaio 2016 sono regolarmente presenti in Italia 3.931.133 cittadini non comunitari, numero sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.  I paesi più rappresentati sono: Marocco (510.450), Albania (482.959), Cina (333.986), Ucraina (240.141) e India (169.394). Qui trovate la fotografia degli stranieri al 1 gennaio 2016: principali paesi, composizione demografica e totali.

Daviz ed elaborazione dei dati a cura di Andrea Gianotti. Parole di Luca Tremolada 

 

 

La cittadinanza italiana. Le acquisizioni di cittadini comunitari nel 2015 sono state 19.144.  Negli ultimi cinque anni è più che triplicato il numero di cittadini non comunitari diventati italiani: sono passati da meno di 50 mila nel 2011 a quasi 159 mila nel 2015. Coloro che acquisiscono la cittadinanza per trasmissione dai genitori e coloro che, nati nel nostro Paese al compimento del diciottesimo anno di età, scelgono la cittadinanza italiana sono passati da circa 10 mila nel 2011 a oltre 66 mila nel 2015, con una crescita costante e molto sostenuta. Naturalmente questo fenomeno ha avuto riflessi importanti sulla struttura per età di quanti acquisiscono la cittadinanza italiana: in oltre la metà dei casi i neo-italiani hanno meno di 30 anni. Si tratta quindi di un numero non trascurabile di giovani che ogni anno transitano dalla cittadinanza straniera a quella italiana; in molti casi il passaggio avviene senza che gli interessati abbiano mai vissuto l’esperienza migratoria. Se analizziamo come nell’Info Data il profilo di chi ha ottenuto la cittadinanza negli ultimi anni per fascia di età possiamo apprezzare come sono in aumento gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza da 0-19 anni.  Un indizio che con ogni probabilità le seconde generazioni si sono stabilizzate e hanno messo su famiglia.  Se infatti fino al 2008 erano più numerose le acquisizioni per matrimonio rispetto a quelle per residenza, negli anni più recenti queste ultime registrano stabilmente un numero maggiore di concessioni; le acquisizioni per matrimonio rappresentano nel 2015 poco più del 9% del totale, mentre quelle per residenza superano il 49%.

 

Nel 2015 quanto sono state le richieste di asilo? Quanto poi all’annosa questione dei richiedenti asilo, da sempre oggetto di polemica politica, Istat registra come sia continuata a ritmi sostenuti la crescita dei permessi per asilo e protezione umanitaria (+19.398 ingressi, pari a +40,5%) che nel 2015 arrivano a rappresentare il 28,2% dei nuovi ingressi (19,3% nel 2014, 7,5% nel 2013) . I principali paesi di cittadinanza delle persone in cerca di asilo e protezione internazionale sono Nigeria, Pakistan e Gambia che insieme coprono il 43,8% dei flussi in ingresso per questa motivazione. Più nello specifico,  nel 2015 sono sbarcati sulle coste italiane oltre 149mila migranti e sono state presentate 85mila istanze di protezione internazionale (Rapporto Annuale SPRAR 2015). Fra il 2014 e il 2015 è proseguita la crescita di individui in cerca di asilo politico e protezione umanitaria (+40,5%): nel 2015 sono oltre 67mila e rappresentano più del 28% dei nuovi ingressi. In generale la composizione di genere dei richiedenti asilo è particolarmente squilibrata, in circa il 90% dei casi si tratta di uomini. La bassissima quota di donne (al di sotto del 7%) accomuna quasi tutte le prime dieci cittadinanze, tranne il caso di quella ucraina, nella quale la componente femminile rappresenta oltre il 51,7%, e di quella nigeriana (le donne sfiorano il 20% dei nuovi ingressi). I minori, poco più di 2mila, rappresentano il 4% dei flussi in ingresso per queste motivazioni. Anche in questo caso il peso relativo di bambini e ragazzi sul totale degli ingressi varia molto a seconda delle collettività considerate: tra le prime dieci l’incidenza è massima per l’Ucraina (oltre il 9%) e minima per il Pakistan (meno dell’1%)

 

 

 

Per quali ragione si sceglie di venire a vivere in Italia? Qui sotto invece trovate i motivi dichiarata da chi chiede il permesso di soggiornare in Italia.

 

 

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