Non c’è dubbio che la blockchain potrà comportare una vera e propria rivoluzione nella vita quotidiana. È necessaria una premessa, in quanto esseri umani che vivono in un mondo fisico, tutto ciò che ha a che fare con la nostra vita e, soprattutto, con l’approccio alla fruizione dei beni, alla comunicazione, al trasferimento della ricchezza, allo svolgimento dei rapporti economici, è sempre nel passato ricaduto sotto la sfera di percezione dei nostri sensi.
Ora stiamo entrando in una dimensione immateriale ancora più spinta. Cosa dire, ad esempio, di un contratto la cui forma sia prevista come esclusivamente elettronica? Ciò comporta una rilevante conseguenza: per la prima volta l’originale di un documento diventa irraggiungibile per l’uomo se non facendo ricorso a un programma per elaboratore (software) e a un apparato elettronico (hardware) che si interpongono tra l’uomo stesso e i suoi sensi.
Per il denaro si può ripetere lo stesso concetto: è vero che usiamo le carte di credito, i bancomat e dispositivi del genere, ma siamo consapevoli di poter in qualsiasi momento rimpiazzare questi strumenti con denaro contante che ricade sotto i nostri sensi in maniera diretta. Con il bitcoin e le altre criptovalute che si avvalgono della blockchain questo non potrebbe più avvenire: infatti tutto è rigorosamente “in rete” e non si può svolgere alcuna transazione che non coinvolga il mondo digitale.
Tra gli sviluppi di maggiore interesse della blockchain c’è quello di assicurare il trasferimento della proprietà, nelle differenti forme in cui essa si declina, in una maniera tale che tutto il mondo sia a conoscenza che un certo contratto si è concluso e che un determinato accordo ha avuto luogo. Da ora in poi c’è un registro pubblico che può certificare in maniera assoluta e opponibile (vale a dire che può essere fatto valere) le transazioni nei confronti di tutti, in quanto “parla” un linguaggio universale che può essere compreso ovunque.
Per conoscere le prospettive potenziali in Italia, abbiamo interpellato uno dei notai italiani più attenti al tema, Daniele Minussi, già docente a contratto di Diritto dell’informatica e dell’informazione presso il Politecnico di Milano: «Gli smart contract -afferma –  sono protocolli informatici che servono a far rispettare l’esecuzione di un accordo, una sorta di contratto elettronico, più spesso una clausola contrattuale che contiene una logica di auto-esecuzione. Tutto questo allo scopo di evitare il ricorso a notai o avvocati che predispongano il singolo testo contrattuale, quando non addirittura a ulteriori soggetti quali il giudice nell’ipotesi di violazione delle intese raggiunte o fasi come quella dell’esecuzione (con l’intervento dell’ufficiale giudiziario) che attui in via coattiva il pronunciamento dell’autorità giudiziaria».
In tal modo si pensa che molti tipi di clausole contrattuali potrebbero non soltanto essere rese automatiche in tutto o in parte, ma addirittura auto-ottemperanti, vale a dire che si auto-eseguono senza necessità di alcun intervento umano e senza che un siffatto intervento possa impedirne l’esecuzione, eliminando alla radice ogni rischio di inadempimento.
Un esempio potrà meglio chiarire il concetto: «Si pensi alla automazione di una penale – prosegue Minussi – consistente nel porre a carico il pagamento di una certa somma di denaro a carico di una delle parti. Con uno smart contract sarebbe possibile “automatizzare” sia la previsione contrattuale, sia il trasferimento di una somma di denaro da un conto a un altro. Il tutto sulla base di un algoritmo informatico che andrebbe a sostituire le varie farraginose fasi del giudizio e dell’esecuzione e di un “oracolo”, vale a dire di un’entità indipendente e neutra che ha il compito di verificare se un certo fatto è accaduto o meno».
In prospettiva, per Giorgio Maria Mazzoli, avvocato del network Coinlex.it, la blockchain avrà un profondo impatto anzitutto su rapporti negoziali dal contenuto standardizzato come quelli tipici, ad esempio, dei mercati finanziari: «Per taluni profili, tra cui quello relativo all’esatta individuazione del titolare del diritto, la funzione propria delle norme giuridiche, viene sostituita da regole matematiche atte a impedire alla radice il sorgere della controversia e, per tale via, ad assicurare la piena effettività e la massima tutela possibile del diritto stesso».
Attenzione ai facili entusiasmi, avverte però Minussi. Dietro lo schema informatico di uno smart contract si trova necessariamente l’accurata messa a punto di uno schema contrattuale perfezionato da giuristi esperti. Non solo: sarà pur sempre necessario che tale schema sia rettamente inteso da parte dell’utente, il quale spesso potrà aver l’esigenza di chiedere consiglio ad un esperto di diritto.
In un percorso graduale e incessante i margini di rischio ordinariamente associati a un rapporto contrattuale, specie se a distanza, saranno sempre più ridotti e l’esecuzione del rapporto sarà gestita in modo automatizzato dal software.
Il progresso, per definizione, non si può arrestare e giova a tutti cercare di comprendere meglio un fenomeno, quello della blockchain, che pare destinato a irrompere nella vita di ciascuno di noi. Conviene tenersi aggiornati. Nessuno può considerarsi sufficientemente anziano, o protetto da una casta, supposta o reale, per sperare che non lo riguardi.