Gli ultimi mesi hanno visto un dibattito sempre più acceso sui rischi dell’intelligenza artificiale. Credo che la ricerca su come pensiamo e come costruiamo macchine che pensano sia positiva per la società. Auspico ricerche che coniughino scienza, neuroscienza, computer science e intelligenza artificiale. (…)

Il problema dell’intelligenza – cos’è, come si genera nel cervello e come replicarla in macchine – è una delle grandi sfide della scienza e della tecnologia, insieme all’origine dell’universo e alla natura dello spazio e del tempo. Potrebbe essere quella più grande di tutte per ha il maggior effetto moltiplicatore: qualsiasi progresso nel renderci più intelligenti o nello sviluppare macchine che ci permettano di pensare meglio porterà a progressi su tutti gli altri aspetti della scienza e della tecnologia. (…)

Dal momento che l’intelligenza è un insieme di soluzioni a problemi indipendenti, non c’è da temere la comparsa di una macchina super-umana che pensa, anche se è meglio far prevalere la cautela. Come in altre scienze, è meglio attuare adeguate misure di sicurezza e regole etiche. In più è auspicabile un monitoraggio costante del rischio provocato dalla combinazione delle tecnologie di intelligenze in continua emersione. Tutto considerato, non temo le macchine che pensano, ma trovo che la loro creazione e la loro evoluzione siano uno degli eventi più eccitanti, interessanti e positivi nella storia del pensiero umano.

Tomaso Poggio è professore di scienze cognitive del Mit 

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