Interconnessione, apertura, equilibrio dinamico: sono gli aspetti caratterizzanti di un ecosistema. Il legame inestricabile fra media e canali eterogenei e perfino fra atomi e bit rende legittimo parlare per l’informazione di ecosistema fisico-digitale. L’architettura dell’informazione – il design strutturale di ogni spazio informativo condiviso – è un sapere connettivo per eccellenza, e acquista in questo quadro un ruolo chiave.

“In una testata giornalistica il lavoro dell’architetto dell’informazione riguarda la creazione degli ambienti in cui ogni notizia potrà essere narrata, dibattuta, sviluppata, connessa ad altre notizie, per consentire alle persone di comprenderne la portata e il quadro di riferimento” – afferma Federico Badaloni, architetto dell’informazione per il Gruppo Editoriale l’Espresso e autore del libro Architettura della comunicazione.

Fare informazione oggi è quindi soprattutto dare forma a delle relazioni. Il punto è capire in che modo oggi il giornalismo sia in grado di cogliere queste opportunità.

“Purtroppo si tende ancora troppo spesso a vedere il lavoro del giornalista digitale come stampare dei contenuti su un monitor” – sostiene ancora Badaloni – “spesso all’interno di uno schema che riflette il mondo del giornale di carta o del telegiornale, in cui ogni nuova edizione sostituisce quella precedente. La rete può essere invece sfruttata come un luogo di persistenza, dove ogni nuovo contenuto può contare su quelli pubblicati in precedenza. In un ecosistema digitale, la notizia, il racconto è un processo, non un’istantanea del mondo così come appare in un certo momento della giornata. Questa caratteristica può essere il punto su cui fare leva per costruire valore. L’evoluzione a cui mi riferisco non si limita al fatto che un giornalista possa continuare ad aggiungere elementi ad una storia via via che accadono nuovi sviluppi, ma include anche la possibilità che questo processo possa essere allargato alla comunità che il giornalista intende servire, secondo dinamiche e regole condivise”.

Il frutto di questo lavoro è la costruzione e la rappresentazione collaborativa del senso che una storia o un’intera vicenda hanno per una comunità. Questa rappresentazione compiuta e articolata – quando è realizzata in modo consapevole – può essere usata come riferimento e fondamento per la costruzione di ulteriori narrazioni. Per una redazione, è un obiettivo che può essere raggiunto soltanto dedicando una gran parte del proprio tempo alla cura delle relazioni: sia fra i contenuti sia fra le persone. “In un mondo dove tutto è disponibile” – prosegue Badaloni – “cioè potenzialmente integrabile in una rete e utilizzabile per costruire significati, siamo definiti molto più dalla cura con cui scegliamo di mettere in relazione le cose, piuttosto che dalle cose che produciamo. Oggi siamo ciò che connettiamo”.