Se vogliamo centrare il target dell’accordo di Parigi, “non possiamo puntare soltanto sulle tecnologie rinnovabili, ma dobbiamo occuparci anche di catturare l’anidride carbonica emessa dai combustibili fossili”. Parola di Rodney Allam, uno degli autori principali del rapporto dell’Ipcc che ha ricevuto il Nobel nel 2007 insieme ad Al Gore. Allam è stato anche insignito nel 2012 del Global Energy Prize per il suo lavoro innovativo sulla generazione elettrica da gas e in quanto presidente del comitato scientifico del premio, che viene assegnato ogni anno da Vladimir Putin in persona, sarà a Torino la prossima settimana per parlare al Global Energy Prize Summit, l’appuntamento annuale sui temi dell’energia sostenuto da Gazprom.

Considerato uno dei massimi esperti mondiali di cattura della CO2, lo scienziato britannico è convinto che nei prossimi decenni gli idrocarburi continueranno a occupare una posizione di rilievo nella produzione mondiale di energia. “Le tecnologie a emissioni zero coprono appena il 14-15% dei consumi energetici primari nel mondo, tutto il resto dell’energia viene dalla combustione di fonti fossili – spiega Allam -. E’ impensabile dire alla gente da un giorno all’altro che non può più comprare auto, scaldare casa o usare la plastica, queste sono tutte evoluzioni che hanno bisogno di tempo”, ragiona Allam. E nel frattempo l’unica opzione per mettere un freno al riscaldamento del clima è evitare che la CO2 emessa in questo modo finisca in atmosfera. Proprio per questo Allam ha dedicato decenni a mettere a punto una centrale a gas senza emissioni.

Il premio Nobel Rodney Allam
Il premio Nobel Rodney Allam

Il fulcro della soluzione – chiamata appunto ciclo di Allam – è un nuovo tipo di turbina a gas, che elimina il ciclo del vapore, sostituendo all’acqua anidride carbonica allo stato supercritico. In questo stato, la CO2 si comporta come un fluido capace di far girare la turbina in maniera molto più efficiente del vapore, poi passa attraverso una serie di pompe per evitare perdite di energia e ritorna all’inizio del ciclo. Il processo è molto più efficiente del ciclo del vapore e in questo modo si riduce la quantità di gas necessario per far girare la turbina, ma una parte della CO2 si perde e viene incanalata all’esterno, compressa allo stato liquido e caricata su una nave gasiera, che la porta dov’è richiesta, ad esempio nelle industrie chimiche.

“La CO2 si utilizza in molti processi e oggi si vende a 20-25 dollari la tonnellata, per cui non è difficile disfarsene”, spiega Allam, che ha investito con altri due ricercatori dell’Mit di Boston in una startup, Net Power, impegnata nella realizzazione di un impianto pilota vicino a Houston. “Ci sono già molti produttori interessati alla nostra tecnologia, che stanno solo aspettando di vedere come funziona l’impianto”, precisa Allam, che prevede di passare in tempi brevi alla fase commerciale. “Una centrale di questo tipo da 300 megawatt produce 100 tonnellate di CO2 all’ora, quindi 2400 al giorno, che si possono comprimere allo stato liquido e caricare su una nave gasiera in grado di trasportare 200mila tonnellate di CO2, ovvero circa tre mesi di produzione, un tempo congruo per consentire alla nave di andare e tornare alla base in tempo per il prossimo carico. Questa sarebbe la prima centrale a gas senza emissioni del mondo”, rileva Allam.

Resta da chiedersi cosa fare di tutta questa CO2, se i “cicli di Allam” dovessero moltiplicarsi. “Basterebbe immetterla nei pozzi esausti, le tecnologie ci sono già tutte e in Norvegia sono procedure comuni, grazie alla carbon tax imposta ai produttori di idrocarburi, che sfruttano ad esempio le formazioni geologiche saline, come Utsira, a mille metri di profondità sotto il fondo del mare, dove si possono stoccare 600 miliardi di tonnellate di CO2 senza timore di fuoriuscite”, sostiene Allam. In pratica, per lo scienziato britannico, tutto sta a costruire lo scenario di business giusto per far diventare remunerativi questi sistemi. Per ora, però, ci sono solo 17 grandi impianti di cattura e stoccaggio di anidride carbonica al mondo e insieme smaltiscono appena 40 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, lo 0,01% dei 40 miliardi di tonnellate che emettiamo. Se è vero che le tecnologie per produrre elettricità da combustibili fossili senza emissioni di carbonio in atmosfera ci sono già, manca ancora il modello di business per diffondere la cattura e lo stoccaggio della CO2.