L’uso dei social network per reclutare i pazienti negli ultimi anni è cresciuto moltissimo. Ma l’implementazione di questo strumento nella ricerca medica presenta diverse sfide, compresa l’accettazione da parte delle farmaceutiche e dei sistemi sanitari di questi nuovi metodi. Per capire se questa via rispetto a quella tradizionale è efficace, i ricercatori dell’Indiana University School of Medicine di Indianapolis hanno condotto uno studio, pubblicato su Jmir, utilizzando una comunità privata di Facebook denominata Rete di ricerca sull’epatite autoimmune (Ahrn), usata anche per reclutare i pazienti negli studi clinici.

Per il mondo della ricerca, infatti, rivolgersi a una platea il più ampia possibile al fine di selezionare nel minor tempo utile e con costi ridotti i potenziali soggetti da sottoporre a ricerche scientifiche di vario tipo è un notevole vantaggio. Soprattutto quando si tratta di malattie rare. Ma ci sono i pro e i contro.

Se da un lato le persone che si iscrivono a un social network possono avere caratteristiche diverse dalla popolazione generale (ad esempio un livello d’istruzione e un reddito più elevato), dall’altro il reclutamento tramite reti sociali online, a differenza del “reclutamento classico”, permette di raggiungere anche quei soggetti che vivono in piccoli paesi magari anche distanti dal centro di reclutamento, eliminando le barriere geografiche e la mancanza di opportunità locali.

Lo studio di Indianapolis, che ha voluto esplorare questi aspetti, conclude che i social network come Facebook possono effettivamente far risparmiare tempo e denaro, ma non risolvono le differenze demografiche, come emerge da un rapporto del 2017 della Fda: il 76% dei partecipanti alla sperimentazione clinica è bianco, riflettendo uno squilibrio demografico che potrebbe non rispondere ai diversi bisogni di salute delle comunità e non permette di scoprire come le differenze individuali possono contribuire alla salute e alle malattie. E questo è un dato che va preso in considerazione quando si arruolano pazienti.

Quindi, il reclutamento attraverso i social media ha richiesto meno tempo (il 79% dei partecipanti ha fornito i moduli di rilascio delle informazioni mediche e le loro cartelle cliniche esterne dopo la prima richiesta) rispetto ai metodi tradizionali. Inoltre, i partecipanti non hanno avuto bisogno di rimborsi per viaggi o assenze dal lavoro, che hanno significativamente ridotto il costo complessivo dello studio. Tuttavia, la raccolta dei dati attraverso questo metodo rappresenta ancora una sfida non risolta.