Gli ospedali del futuro saranno molto diversi da quelli di oggi. Saranno più piccoli e specializzati, più user-friendly, con minor personale, più touchscreen e robot visibili, monitoraggi continui non invasivi collegati a console centrali, degenze ridotte, forte continuità tra ospedale e assistenza domiciliare. Come già è successo in passato, assisteremo ancora una volta a una trasformazione netta della medicina, anche se non sarà semplice: basta dare uno sguardo ai diversi sistemi sanitari nazionali, o alle infinite battaglie sul futuro dell’Obamacare negli Stati Uniti.

L’invecchiamento della popolazione e il costo crescente delle cure innovative complicano ulteriormente questa transizione. Ma la necessità di cambiamento preme: le malattie trasmissibili non sono più il grande problema, adesso a dover essere gestiti sono i malati cronici, sempre più numerosi. Allora immaginare come dovrebbero essere gli ospedali del futuro significa modificare l’idea di assistenza a lungo termine, il ruolo del paziente e ciò che identifica un buon medico.

L’ospedale potrà infatti essere anche la nostra casa: esattamente come l’home banking ha facilitato la vita dei correntisti permettendo al personale di banca di poter rispondere a domande più complesse, l’assistenza sanitaria online ridurrebbe le persone che hanno bisogno di recarsi in ospedale per essere curati. Oggi la diagnostica più sofisticata, inclusi i test del sangue e l’imaging virtuale, sono già disponibili in remoto e secondo una società di ricerca olandese, la Gupta Strategists, il 45% circa delle cure negli ospedali olandesi potrebbe essere gestita da casa.

Questo sistema, che va sotto il nome di cura integrata, è già messo in pratica da Banner Health, uno dei più grandi sistemi di assistenza sanitaria senza scopo di lucro negli Stati Uniti, che gestisce 28 ospedali e diverse strutture specializzate in sei stati. Nell’ambito del suo “programma di assistenza ambulatoriale intensiva”, i pazienti vengono aiutati a lasciare l’ospedale prima di quanto sia normale per le loro condizioni. Rimangono però sotto costante monitoraggio e cura nelle proprie case e possono “riavvicinarsi” per parlare con un medico o un’infermiera in qualsiasi momento della giornata attraverso video-chiamate. Dopo uno studio pilota con Philips, Banner Health ha concluso che questo programma di telemedicina potrebbe ridurre i ricoveri di quasi la metà e ridurre i costi di un terzo. Per i pazienti che devono invece accedere, gli ospedali potrebbero operare più come un crocevia tra un moderno aeroporto e un grande hotel, con il check-in su mobile, i chioschi self-service per i test del sangue e dell’urina e gli aggiornamenti che arrivano direttamente sui cellulari dei pazienti e dei parenti.

Ma non è solo la tecnologia a cambiare l’assetto dei futuri nosocomi. I gestori della salute sanno che anche l’ambiente influenza i risultati dei trattamenti, incidendo sui tempi di recupero e le percentuali di successo. Esempi di novità si trovano già a Los Angeles, al Kaiser Manhattan Beach Medical Office, che pianifica anche lezioni di yoga e di cucina per i pazienti, oppure a Stoccolma, nel nuovo Karolinska University Hospital, costruito con grandi vetrate per massimizzare la luce e aiutare la guarigione, ma che ha investito molto anche sull’abbattimento del rumore, eliminando allarmi lampeggianti e altoparlanti.

Il più avveniristico è però l’ospedale Jonh Hopkins di Baltimora, che ha realizzato un “centro di comando” ispirato dalla Nasa per la gestione dei flussi dei pazienti. Nella sala di controllo – dotata di 22 schermi piatti, video in diretta e una sorta di call center, il personale indossa le cuffie e orchestra 1100 posti letto ogni giorno. La pianificazione delle degenze è passata da un’arte a una scienza logaritmica. Mentre nel centro medico di Oakland, sempre della Fondazione Kaiser, le infermiere dell’unità neonatale non hanno bisogno di “sorvegliare” i neonati, perchè sono gli algoritmi a lanciare l’allarme sui loro cellulari ogni volta ci sia qualcosa di cui preoccuparsi. E l’unità entra automaticamente in blocco se qualcuno prende un bambino. Anche nell’ospedale Avon di Cleveland, speciali sensori verificano se il personale si sia lavato le mani prima di entrare nella stanza del paziente e nel caso non lo fossero il loro badge inizia a lampeggiare.

In Italia, a Firenze, è stato presentato lo smartphone della salute. Identico a un telefonino per dimensioni e sistema operativo, in realtà, è una “centrale di controllo” nelle mani degli infermieri per una comunicazione diretta, costante e condivisa, utile per supportare l’intervento in caso di bisogno con la maggiore tempestività ed efficacia possibile. Si chiama Myco2 ed è connesso alla piattaforma Ascom per la sanità, che raccoglie i dati provenienti dai dispositivi medici, dalle cartelle elettroniche (Emr), dai laboratori, fino a quelli dei sistemi di chiamata infermiere e delle comunicazioni sanitarie e dell’infrastruttura It.

«La nostra piattaforma è pensata quale strumento per migliorare la soddisfazione dei bisogni dei pazienti e l’intervento in tempo reale con risposte che possono andare dal supporto alla gestione di un allarme clinico, all’erogazione di servizi critici e complessi come l’organizzazione di un team di intervento per un’emergenza – ha spiegato Gabriele Unterberger, general manager di Ascom Ums – Strutture come l’ospedale Humber River in Canada e l’ospedale di Kuopio in Finlandia si avvalgono di Ascom Myco quale strumento finalizzato a supportare l’aumento dell’efficienza ospedaliera e permettere ai medici di dedicarsi maggiormente alla salute dei degenti mantenendo tutte le informazioni utili nella tasca del camice».
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