Il regolamento ha sempre giocato un ruolo importante nello sviluppo delle automobili moderne: le norme di sicurezza che hanno portato per esempio alle cinture di sicurezza e all’airbag, mentre  le direttive ambientali hanno prodotto minori emissioni tossiche e persino automobili elettriche. Anziché rallentare le nostre auto, oggi i regolamenti contribuiscono ad accelerare il ritmo dell’innovazione. Pensiamo alle auto connesse – ma anche alle vetture autonome che verranno – che aprono un mondo di opportunità: una riduzione dell’errore umano, degli incidenti, del traffico, che cambia completamente il nostro modo di muoverci.

Ma con le opportunità arrivano anche le sfide. Le auto sempre più simili a un computer, sempre collegate, allargano le maglie attraverso le quale gli hacker possono penetrare e assumere il controllo del volante o dei freni, oppure i terroristi potrebbero impadronirsi di un’intera flotta di auto connesse per compiere stragi. Insomma, gli incubi sono infiniti e per evitarli l’industria automobilistica, se non vuole rinunciare all’innovazione, deve tenere il passo anche con le normative che gli Stati dovrebbero stilare in tema di sicurezza dei dati, distribuzione dell’informazione, sistemi di emergenza, ecc.  Però il più delle volte l’innovazione corre veloce, lasciando l’adeguamento normativo molto indietro. A scapito delle nuove realtà imprenditoriali che si basano proprio sull’innovazione.

Molte startup che si reggono sulla share economy, come Uber e Airbnb per esempio, hanno dovuto lottare fin dalla loro nascita e impegnarsi in battaglie legali perchè la normativa non prevedeva queste nuove realtà. La tecnologia delle assicurazioni è un altro settore emergente che ha un sacco di blocchi e ostacoli regolatori: sono molte le startup di InsurTech che hanno  difficoltà a partire a causa di ritardi normativi.

Ma ora che gli innovatori hanno spinto sul pedale dell’acceleratore, reinventando l’industria automobilistica connessa, aprendo così la strada verso un nuovo rapporto con i regolatori, perchè prima di tutto si deve pensare alla sicurezza degli automobilisti, e non ci si può permettere ritardi.

Oltre a questi cambiamenti normativi e legali, i governi dovranno adattarsi , o addirittura, promuovere il cambiamento sociale che accompagnerà queste tecnologie. Perchè le auto a guida autonoma sono pronte a debuttare sul mercato e la curiosità attorno all’auto del futuro è alta, come riporta l’Osservatorio Findomestic di questo mese: il 52% degli italiani si dice pronto a salire su un’auto a guida autonoma; il 37% la guiderebbe solo in situazioni particolari; il 14% invece la guiderebbe sempre perchè pensa che sia un veicolo più sicuro. Il futuro è girato l’angolo.