I Giorni della Ricerca di Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) compiono vent’anni e si confermano l’appuntamento di riferimento per informare  il pubblico sui progressi ottenuti dalla ricerca per la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro e presentare le prossime sfide dei ricercatori per rendere il cancro sempre più curabile. Da domani al 5 novembre l’Airc è impegnata a raccogliere nuove risorse da destinare ai ricercatori e a raccontare il loro lavoro quotidiano, reso possibile dalle donazioni di 4,5 milioni di sostenitori. Solo nell’ultimo anno, l’Associazione ha stanziato 102 milioni di euro per il finanziamento di 680 progetti di ricerca e programmi di formazione destinati ai migliori talenti della ricerca oncologica italiana.

Sono diversi i filoni dai quali si attendono importanti progressi: gli sviluppi della medicina personalizzata, della diagnostica attraverso la biopsia liquida, dell’immunoterapia e dell’oncotermia. Su quest’ultimo fronte sono diversi i gruppi di ricerca che studiano le nanoparticelle “intelligenti” per combattere i tumori con il calore: attivate da un campo magnetico esterno, sono in grado di surriscaldarsi fino a 45 gradi per uccidere le cellule malate.

Questo genere di trattamento viene già usato in alcuni tipi di tumore per potenziare gli effetti della chirurgia, della chemio e della radioterapia: l’obiettivo è indebolire e distruggere le cellule cancerose inducendo una sorta di febbre localizzata, con temperature comprese tra i 42 e i 45 gradi.

“Il nostro corpo usa la febbre come metodo naturale per combattere i patogeni e gli stati infiammatori. Lo stesso concetto si applica al tumore, che presenta anch’esso uno stato infiammatorio – spiega Teresa Pellegrino, che guida il gruppo di ricerca sulle nanoparticelle magnetiche all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova sostenuto anche da Airc -. In questa visione serve sviluppare particelle magnetiche capaci di localizzarsi da sole sulle cellule tumorali e di scaldare tanto. nel nostro Istituto stiamo utilizzando nanocubi di ferro ossido (nanoruggine) che grazie alla peculiare forma a cubo delle nanoparticelle scaldano in maniera più efficiente delle tradizionali nanosfere di ossido di ferro”. Inoltre stiamo cercando di aggiungere all’effetto del calore un rilascio controllato di farmaco: una chemioterapia attivata dal calore”.