Con le rivelazioni di Edward Snowden è aumentata l’attenzione dei governi attorno a internet. Pur essendo universalmente riconosciuto che stiamo trattando un sistema globale che necessita di appropriati modelli regolatori, cresce il numero di governi che autonomamente sviluppano politiche per internet. Gli effetti di soluzioni locali hanno conseguenze gravi: la frammentazione della rete è un rischio molto reale.

Non può essere un governo a decidere da solo come regolare la rete: internet non è una struttura singola che può essere regolamentata senza trovare accordi internazionali in un processo in cui partecipino alla pari governi, industria, società civile e utilizzatori. Se non lavoriamo insieme alle organizzazioni e alle comunità che aiutano la rete a funzionare e a evolversi, arriveremo presto a un punto in cui le soluzioni, anche tecniche, non saranno più attuabili né incrementabili. Fin dalla fine degli anni ’90 la comunità scientifica mondiale associata all’Internet Society, di cui il Cnr e l’Infn italiani sono fondatori, aveva iniziato a denunciare questa emergenza, preoccupata, al crescere degli utilizzatori,  della lentezza di adeguamento dei sistemi di governance connessi.

Il governo del Brasile rappresentò un’eccezione.  In quegli anni ’90 in Brasile si era costituita una rete per la ricerca pubblica, come in Italia la rete Garr. Gli esperti trovarono terreno fertile per sensibilizzare il loro governo, che intuì le potenzialità del mezzo e fece in modo di consentire a tutti gli attori interessati alla rete di prendere parte al suo sviluppo in modo paritario. Nel ‘95 nasce il Comitato Gestore di Internet in Brasile (Comitê Gestor da Internet do Brasil – Cgi.br) composto da membri del governo, della comunità scientifica, del settore imprenditoriale e del terzo settore. Aggiornato nel 2003 con decreto del Presidente Lula, Cgi.br costituisce un modello unico di governance dell’internet che permette l’effettiva partecipazione della società civile del Brasile nelle decisioni circa l’attuazione, la gestione e l’utilizzo della rete.  Per garantire i servizi, il Comitato è dotato di una non-profit civil organization: il Nic.br che ospita l’Ufficio del W3C Brasile e svolge le funzioni di Registro.br (registrazione dei nomi a dominio del ccTLD.br e l’assegnazione dei numeri Ip), di Cert.br  (gestione nazionale delle attività legate agli incidenti di sicurezza informatica), di  Cetic.br (produzione di indicatori e di statistiche sull’uso della rete) e di Ceptro.br (progetti e servizi finalizzati a migliorare la qualità di Internet in Brasile). In Italia manca una struttura nazionale espressamente dedicata alla governance di Internet.  A febbraio, invitati da Internet Society Italia (www.isoc.it), saranno a Roma Carlos Alberto Afonso e Demi Getschko, autorevoli membri del Cgi.br, per incontri di presentazione del modello Brasile; sarà un’occasione di informazione e confronto istituzionale sui modelli di sviluppo di Internet e della sua governance.