Forti i segnali di allarme che giungono alla Cop21 anche dall’area che si affaccia sul mare nostrum in un mix di criticità ambientali, sociali e di disponibilità di materie prime. A detta degli esperti i cambiamenti climatici sulla regione mediterranea sono già evidenti e potrebbero andare a incidere pesantemente sulla situazione di insicurezza sociale ed economica di quella che sarà una popolazione che si prevede aumenti del 30% da qui al 2020: 525 milioni sono le persone, secondo le previsioni di Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), che vivranno un possibile scenario che ha a che fare con una temperatura destinata a registrare un incremento fino a 2°C (nello scenario più ottimistico) e con un livello dei mari che potrebbe alzarsi dai 6 ai 12 centimetri entro il 2050.
Acqua, cibo e disponibilità energetica sono fattori dall’equilibrio delicato di fronte all’incerto futuro climatico; elementi connessi tra loro e tendenzialmente più a rischio in un’area che produce il 12% della produzione mondiale dei cereali.
Tanto più che gli esperti sottolineano come le crisi idriche si ripercuoteranno sulla quantità e qualità dei prodotti agricoli con una minor resa delle colture nell’ordine del 2% ogni 10 anni.
Il tema del clima è stato affrontato durante un incontro organizzato da Edison a Milano perché anche l’indipendenza energetica è sotto i riflettori: “Nel mondo – come ha fatto notare Laura Cozzi della Iea, l’agenzia Internazionale dell’Energia – 1,3 miliardi di persone non hanno tuttora accesso alla cosiddetta energia moderna” e di questi è da notare che 700 milioni risiedono in Africa.

“Un ‘Mediterraneo sostenibile’: questo è l’obiettivo di lungo termine su cui misurare l’efficacia delle piattaforme Euro-mediterranee”. L’appello arriva da Bruno Lescoeur, amministratore delegato di Edison: “Il Mediterraneo deve diventare un laboratorio dove sperimentare progetti integrati, che assicurino sia la tutela di un ecosistema delicato e fortemente suscettibile alle variazioni climatiche, sia lo sviluppo energetico, economico e sociale della Regione”.
“In questo contesto, assume grande importanza il rilancio della cooperazione Euro-Mediterranea nel settore dell’energia avviato con la Conferenza di Roma, sotto la presidenza italiana – continua Lescoeur – La prima piattaforma di cooperazione, quella del gas, ha già indicato le possibili sfide comuni che devono essere intraprese per lo sviluppo del mercato del gas, convenienti a entrambe le sponde del Mediterraneo: l’obiettivo è superare la visione tradizionale di un Mediterraneo diviso tra chi produce e chi consuma energia”.
Decarbonizzare – ogni anno in tutto il mondo vengono emesse circa 55 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, di cui 35 miliardi derivano dalla combustione di carbone e petrolio – e puntare su un mix di fonti e tecnologie “ma anche – suggerisce Alessandro Ortis, co-presidente del Panel on economic, social, sustainable develpoment dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo – puntare su forti iniziative pro efficienza energetica e adottare soluzioni più efficaci degli obsoleti meccanismi cap&trade applicati ad ambiti geografici finiti (tipo l’Ets europeo)”.