Un euro digitale vale di più di un euro in contanti. I “meta-dati” generati da un pagamento effettuato con tecnologie digitali costituiscono un valore aggiunto – più precisamente, un’esternalità positiva – rispetto allo stesso pagamento effettuato in contanti. Quest’ultimo, inoltre, ha costi di transazione diretti e indiretti (incluso i costi logistici, di elaborazione, di protezione e assicurazione) decisamente superiori. Gran parte dei costi del contante, finora, sono stati presi in carico dagli intermediari finanziari, e non vengono percepiti dai consumatori, che pure si fanno carico direttamente o indirettamente dei costi commissionali per il prelievo dal bancomat o allo sportello.
I dati derivabili da pagamenti digitali, invece, consentono di non disperdere preziose informazioni sulle reali scelte di allocazione del reddito dei consumatori e sulle proposte degli esercenti, catturando elementi come geolocalizzazione, occasione d’acquisto e contesto commerciale, e permettendo la precisa ricostruzione del profilo di spesa di ogni singolo consumatore, non solo su base statistica e familiare, ma in modo puntuale e personale. Poiché dal 2018 il nuovo Regolamento generale europeo sulla Protezione dei dati attribuisce la proprietà originale degli stessi ai consumatori, e la nuova Direttiva Ue sui pagamenti impone alle banche di renderli facilmente disponibili a terze parti, dai prossimi mesi si apre una straordinaria finestra di opportunità per l’innovazione nel settore Fintech e per la tutela dei consumatori europei e del loro potere d’acquisto.
Tuttavia, in Italia fino a poco tempo fa non si è riusciti a sfruttare pienamente il valore aggiunto potenziale dell’euro digitale a causa della mancanza delle necessarie complementarietà tecnologiche: ancora bassa era la penetrazione di device abilitati, sia lato consumatore, sia lato esercente, anche per via della scarsa copertura delle reti di connettività, così come mancavano standard interoperabili di riferimento.
Oggi non è più così. L’ecommerce cresce a doppia cifra e anche il commercio tradizionale può contare su una diffusione degli smartphone ormai pervasiva, rendendo disponibili diverse soluzioni di dialogo con i Pos degli esercenti, da Qr code a Nfc. La copertura delle reti cellulari è ormai in grado di assicurare connettività quasi dovunque, e laddove non arrivano gli operatori mobili, cresce la disponibilità di reti wifi messe a disposizione dai negozianti. La presenza di wifi nei punti vendita, infatti, è in crescita dovunque, sia per venire incontro alla nuova domanda dei clienti, sia per consentire agli esercenti la tracciabilità del traffico in modalità anonima e non collaborativa. Starbucks, insomma, ha fatto scuola anche per la Pizzeria Bella Napoli.
Semmai sono i Pos degli esercenti a essere ancora lenti, costosi e macchinosi, e quasi sempre non interoperabili, costringendo tuttora gli esercenti stessi a mantenere sul proprio bancone un costoso e inefficiente parco di apparecchiature diverse.
Ma l’evoluzione in corso non riguarda solo hardware e connettività, bensì anche il software e i formati di interscambio. L’affermarsi di soluzioni che consentono la fatturazione digitale automatica, oltre a quelle che già offrono i servizi di expense management per la gestione dei rimborsi spese aziendali, crea ulteriori incentivi all’uso dei sistemi di pagamento digitali, in quanto azzerano i costi amministrativi di rendicontazione, organizzandoli per voci, e massimizzano la deducibilità delle spese per professionisti e imprese.
Le esternalità positive dei pagamenti digitali aumentano grazie anche al diffondersi delle offerte di coupon e voucher in modalità digitale, dei cosiddetti “volantini digitali” per le funzioni di ”research online, purchase offline” e “drive-to-the-store”, nonché di soluzioni di “in-store navigation” che da un lato consentono ai clienti un maggiore supporto informativo nella scelta dei prodotti, specie di quelli problematici come l’abbigliamento, dall’altro generano efficienza per gli esercenti, che in tal modo massimizzano la conversione del traffico e l’efficienza del proprio magazzino prodotti. Il caso di Ovs, la catena di negozi di abbigliamento che ha trasformato l’esperienza di selezione dei prodotti e di pagamento digitale sul punto vendita in un’occasione ludica per famiglie oltre che di profilazione dei fabbisogni del cliente, è un esempio di innovazione di successo.
La Banca centrale europea ha confermato per i prossimi mesi il lancio di Target Instant Payment Settlement(Tips), il primo sistema di pagamenti istantaneo interbancario paneuropeo, che dovrà garantire un mercato unico dei pagamenti a condizioni di grande efficienza, 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno, al costo fisso di 2 millesimi di euro (0,2 cent) per ogni transazione tra banche. Con il precedente giuridico ed economico dell’azzeramento dei costi di roaming intereuropeo sul traffico della telefonia cellulare, si accelera dunque la transizione verso un mercato unico dei pagamenti, che era la grande promessa della Single European Payment Area.
In questo scenario, dobbiamo attenderci anche in Italia il proliferare di sistemi di pagamento digitale concorrenti: se per anni si sono potuti contare sulle dita di una mano, c’è da attendersi che diventeranno molte decine nei prossimi mesi, proposti sia da banche, sia dai tradizionali circuiti di carte di credito, sia da nuovi soggetti Fintech, per poi riconcentrarsi intorno alle poche soluzioni che raggiungeranno la massa critica, grazie a maggiore efficienza e facilità d’uso.