Codice bianco, verde, giallo, rosso. A chi accede al triage del Pronto soccorso viene assegnato un codice di colore differente, dalla routine all’urgenza, a cui corrispondono tempi di attesa e percorsi al piano differenti. «Un dirigente sanitario sa quante persone arrivano in un’ora, mediamente, e sa quante persone sono addette per ogni stanza» sottolinea Luca Paulon. L’ingegnere informatico è cofondatore e codirettore del Laboratorio di “Simulazione e ottimizzazione dei servizi del Ssn” dell’Università di Tor Vergata, e al forum nazionale di medicina sistemica ha presentato un modello di “ospedale simulato”. Perchè negli anni Novanta, gli ospedali più importanti del Sistema sanitario nazionale sono diventati Aziende sanitarie ospedaliere: a ogni ricovero viene assegnato un codice, Drg, in base al quale viene misurata e rimborsata la prestazione erogata.

Ogni unità operativa ha un budget annuo da gestire, e deve quindi cercare di rientrare nelle “soglie” stabilite, di appropriatezza in primis. «Questo è un aeroporto – ha mostrato Paulon – dove l’azione principale è una sola, prendere l’aereo. Un ospedale è molto più complesso». Per ogni scheda di dimissione ospedaliera (Sdo), viene assegnato un codice tramite sistema Icd-9-Cm: ogni ospedale ha quindi una banca dati informatizzata molto interessante. «In genere, la business intelligence applicata alla sanità, significa prendere questi dati e formare uno storico di esperienza: è già qualcosa, ma non molto utile per fare previsioni sul futuro» spiega Paulon. Il passo successivo, la data science, significa cercare di trovare, attraverso modelli matematici, correlazioni stabili, ovvero pattern, tra i dati. «La differenza tra un dato e un’informazione è che il primo non so se sarà utile o meno, la seconda sì, perché è già inserita in uno schema» sottolinea Paulon. Ma la matematica non può tradurre tutto: «Qui arriva il linguaggio computazionale, che permette di descrivere degli scenari con più obiettivi tra loro competitivi, con una serie di vincoli» spiega Paulon. Torniamo alla mappa del Pronto soccorso: conosciamo il numero di stanze, quanto personale e quanti posti letto ci sono per ogni stanza, quanti utenti arrivano mediamente ogni ora, il percorso che farà ognuno di loro a seconda del codice di triage che gli sarà assegnato. «Inseriamo una serie di vincoli – mostra Paulon – Ovvero che in una stanza ci deve essere un infermiere più un medico, oppure che l’attesa abbia un costo maggiore per il sistema». E il simulatore, un software informatico, comincia a girare, mostrando quanti omini raggiungono le diverse stanze in quanto tempo. «A seconda dei parametri, il direttore sanitario, o chi per lui, può essere aiutato a prendere la decisione migliore per il proprio contesto di riferimento, che si evince dal confronto con lo storico e le previsioni future» precisa Paulon.

Uno schema applicabile non solo al Pronto soccorso, ma ad ogni reparto, che potrebbe migliorare i flussi logistici e le prestazioni all’interno delle Aziende ospedaliere: «Il laboratorio universitario ha lavorato all’ospedale “Fatebenefratelli” di Roma sul reparto di Ostetricia, avremmo voluto fare delle convenzioni, gratuite, anche altrove – ricorda Paulon -, ma l’accesso ai dati, anche se aggregati, è sempre difficile». Il simulatore di Paulon, come tutti i computer  oggi esistenti, si basa sul bit, l’unità di misura alla base del sistema informatico binario. Un sistema dalla logica ben definita: non esistono stati intermedi tra zero e uno e l’insieme delle azioni per raggiungere un obiettivo (algoritmo) è definibile a ogni step.

Paola Verrucchi, ricercatrice al Cnr,  docente di fisica all’Università di Firenze, ha spiegato come i computer quantistici potrebbero essere più adatti a descrivere anche le strutture sanitarie, quindi essere d’aiuto alla medicina sistemica. «Mentre il bit è zero oppure uno, il qbit è zero più uno: un vettore con due componenti – ha sottolineato – Se si sviluppa questo concetto, le porte logiche che trasmettono l’informazione, processano contemporaneamente una certa parte di zero e una certa parte di uno, tante somme di zeri e uno insieme». Quindi già al momento dell’elaborazione, i valori intermedi tra zero e uno, quindi tutta una serie di stati informativi, vengono presi in considerazione dal calcolatore, che elabora in ogni istante una molteplicità di scenari prima di “collassare” sul risultato finale, definito. «La descrizione logica, da analitica, diventa sintetica: non sai che succede in mezzo, non te lo chiedi neanche, ma sai che avrai un risultato definito» spiega Verrucchi. Per i computer quantistici come macchine funzionanti ci vorrà tempo: «I computer permetteranno di programmare, quindi necessitano di una interfaccia di comunicazione» specifica. Invece i dispositivi quantistici, oggetti informatici programmati per fare una sola azione, ad esempio cercare, con la fulminea velocità di calcolo, determinati dati da enormi archivi, «sono molto avanti, utilizzano processori a 1024 qbit» spiega Verrucchi. Potrebbero descrivere un aeroporto, non ancora un ospedale.